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Fassino: “L’ottimismo non è un difetto e la città può battere la crisi”

Lettera di Piero Fassino – la Repubblica, 26/6/2012

Caro Direttore, vorrei cogliere l’articolo di Ettore Boffano (24 giugno, La Repubblica) per offrire informazioni sui conti del Comune di Torino, premettendo che tutte le cifre qui indicate sono pubbliche e verificabili facilmente.
L’indebitamento della città ammonta oggi a 3,3 miliardi di euro, tutti coperti da mutui a medio e lungo termine, il cui onere – per rimborso capitale e interessi – è mediamente 230 milioni all’anno, iscritti e coperti a bilancio.


COME si sa, tale indebitamento è dovuto alla politica di investimenti della città degli ultimi 10 anni: metropolitana, passante ferroviario, termovalorizzatore, teleriscaldamento, impianti olimpici, trasformazioni urbane.
E’ del tutto legittimo chiedersi se quegli investimenti si dovessero faree tutti.
Io penso di sì, non solo perché oggi è universalmente riconosciuto che Torino è più bella, ma perché ciascuna di quelle opere ha voluto dire investimenti, lavoro, tecnologie, sviluppo.
E poi perché – come ricordo spesso – oggi la competizione economica non è solo tra imprese, ma sempre di più anche tra territori.E ce la fanno i territori accoglienti e attrattivi e che investono su di sé.
Naturalmente investire costa, ma c’è una differenza radicale tra indebitarsi per investire e indebitarsi per spesa corrente.
C’è una grande città italiana – non ha importanza il nome – che ha lo stesso indebitamento di Torino, ma non ha metro, né passante ferroviario, né termovalorizzatore, né teleriscaldamento, né impianti sportivi nuovi.
Soltanto un “patto di stabilità” cieco- che per questo va cambiato – non fa distinzione e computai debiti delle due città allo stesso modo.
In ogni caso all’indebitamento c’è un limite e anche i debiti da investimenti devono essere pagati.
E questa amministrazione si è assunta con coraggio la responsabilità di farlo.
Un primo segnale lo abbiamo dato già nel 2011, anno nel quale il debito, in crescita costante dal 1998,è stato per la prima volta ridotto per circa 30 milioni.
Nel 2012 – con il bilancio che il Consiglio Comunale sta approvando in queste ore – la riduzione sarà più consistente, 85 milioni.
E così si procederà negli anni successivi.
Segnalo che questo risultato viene conseguito con un bilancio 2012 di 1 miliardo e 300 milioni in pareggio, nonostante 157 milioni in meno di trasferimenti da Stato e Regioni.
Un pareggio ottenuto con tagli di spesa su personale, forniture e appalti, organizzazione comunale, ma senza intaccare l’offerta di servizi alla città: ogni bambino avrà il suo posto all’asilo nido e alla scuola materna; i servizi domiciliari per anziani e persone in difficoltà non subiranno contrazioni; le strutture a sostegno di persone disabili e delle loro famiglie proseguiranno con la stessa intensità.
I trasporti pubblici manterranno gli attuali servizi.
L’offerta culturale – grazie anche all’afflusso aggiuntivo di risorse private – si manterrà alta.
E anche sulle infrastrutture abbiamo previsto 204 milioni di investimenti a cui si aggiungeranno risorse di investitori privati.
A questa manovra di bilancio, si aggiunge poi una azione di finanza straordinaria: la cessione di quote delle società cittadine (Gtt, Sagat, Amiat e Termovalorizzatore) con l’obiettivo di reperire 350 milioni di euro entro il 31 dicembre, da dedicare in primo luogo a soddisfare i crediti delle imprese fornitrici.
E fino a questo momento il cronoprogramma delle cessioni (autorizzazioni, delibere consiliari, bandi di gara) è stato scrupolosamente rispettato.
Questo è quanto.
Naturalmente si tratta di una strada difficile, impervia e piena di ostacoli.
E, tuttavia, io e la mia giunta intendiamo percorrerla con determinazione.
E non per “ottimismo” – che peraltro non è un difetto – ma perché convinti che la crisi, che a Torino c’è ed è forte, si può contrastare e arginare meglio se chi guida la città mobilita tutte le risorse finanziarie, professionali, umane di cui Torino è ricca.