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Perché è importante dire sì alla TAV

Stefano Esposito su L’Unità del 28/6/2012

La realizzazione della Nuova Linea Torino-Lione ha suscitato un acceso dibattito sui media, tra i cittadini e nelle forze politiche, specialmente a sinistra. In uno scenario che vede una parte della sinistra italiana appiattita sul sostegno acritico dell’antagonismo, abbiamo creduto necessario contribuire a ridurre il vuoto di informazione che circonda la Tav, raccontare fatti altrove distorti e descrivere il progetto, troppo spesso pregiudizialmente contrastato. Così è nato TAV SI’. Dati, numeri e motivi per realizzare un’opera fondamentale per l’Italia e l’Europa” (Artema Edizioni, pag. 160, prefazione di Pierluigi Bersani), che abbiamo scelto di rendere accessibile a tutti, infatti è scaricabile gratuitamente (in formato pdf ed e-book) dal portale www.TAVSI.it


Già, perché, per quanto possa sembrare paradossale, non esistono libri a sostegno dell’utilità della Torino-Lione, eccezion fatta per i report tecnici dell’Osservatorio. Per contro la propaganda del movimento No Tav in questi anni è stata abilissima a diffondere nell’opinione pubblica una serie di luoghi comuni diventati una sorta di ‘pensiero unico’: la Tav non serve perché i flussi di traffico sono in calo e la vecchia linea è più che sufficiente; è costosissima e le risorse potrebbero essere meglio impiegate in sanità, trasporti locali, servizi sociali, ecc.; è funzionale agli interessi delle grandi lobby e delle mafie; provocherà una devastazione ambientale e lo smarino contenente amianto ed altri materiali nocivi farà aumentare la mortalità nelle zone dei cantieri.
Era necessario rispondere con numeri e documenti alle principali obiezioni contro un’infrastruttura essenziale per l’Italia e l’Europa. Un’essenzialità affermata nel Libro Bianco di Jacques Delors (1993), dove si individuavano le reti trans-europee, e ribadita da Siim Kallas nel 2011 nel programma Core Network Europe dove compare tra i dieci corridoi prioritari europei.
Non solo. Come ha sottolineato Pierluigi Bersani nella prefazione, la TAV è “paradigmatica” e rappresenta “un’autentica sfida democratica” poiché una parte di coloro che contestano non si oppongono semplicemente a un treno, ma non riconoscono “il processo democratico attraverso cui si è giunti alla decisione”. Non solo una linea ferroviaria controversa, ma un paradigma che rilancia la differenza tra progressisti e conservatori; tra chi pensa che il nostro Paese debba integrarsi con coraggio in un grande progetto europeo, investire sul futuro e produrre ricchezza in modo ambientalmente sostenibile; e chi, cavalcando la paura, teorizza il declino economico e sociale e l’isolamento, propone la decrescita e risponde alle sfide della globalizzazione con il localismo. Dire Tav Sì significa affermare i principi del riformismo, rifuggendo dalle sirene delle trasformazioni radicali e delle palingenesi sempre troppo vaghe e indefinite, ma foriere di intolleranze e violenze, come anche la Valle di Susa con il cantiere di Chiomonte assediato dagli anarco-insurrezionalisti stanno lì a dimostrare.
Stefano ESPOSITO