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Rossomando (PD) “La Costituzione ci indica la strada”
Intervista ad Anna Rossomando su la Repubblica ed. Torino del 12/6/2012 – di Federica Cravero
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Sono anni, da quando il fenomeno dell’immigrazione ha portato nel nostro paese le prime donne velate, che ci si pone il problema di coniugare legge, sicurezza e istanze religiose. Ma, nonostante in Parlamento giacciano numerose proposte di legge per modificare la legge Reale del 1975 (che obbliga a circolare a volto scoperto), nessuna è ancora stata approvata. «Il problema è molto delicato — afferma Anna Rossomando, deputata del Pd e componente della commissione Giustizia a proposito della decisione della procura di Torino di archiviare il procedimento nei confronti di una donna egiziana che indossava il velo integrale — e va affrontato lasciando da parte le ideologie ma usando come guida la Costituzione che è l’unico strumento per coniugare libertà di culto ed esigenze di sicurezza».
Si può leggere in questa richiesta di archiviazione il tentativo di dare un’interpretazione della legge a favore delle minoranze religiose, in mancanza di un’adeguata legislazione in questo senso?
«La legge Reale del 1975 è nata con altri obiettivi e non certo per disciplinare casi come quello del velo integrale. Dunque l’organo giudiziario sembra dare un’interpretazione costituzionalmente orientata, che tiene conto della libertà di culto».
Alcune forze politiche di centrodestra hanno gridato allo scandalo, sostenendo che il velo è un segno di sottomissione della donna. Quale seguito possono avere queste posizioni?
«Mi sembrano reazioni fuori luogo e pretestuose: questo è appunto l’approccio ideologico e strumentale che non agevola il dibattito su questo argomento. La questione della condizione femminile è ben più complessa».
Perché, dopo anni di dibattiti, in Parlamento non si è ancora arrivati a una modifica della legge?
«In effetti il vuoto legislativo c’è, ma a mio avviso non si deve risolvere il problema partendo dal burqa, altrimenti non si riesce ad uscire da posizioni ideologiche. Si dovrebbe invece affrontare la questione in modo più allargato, pensando a quanto è cambiata la società dopo l’ondata migratoria: i fatti ci impongono questo sforzo, perché le cose sono cambiate rispetto a prima. E la guida per analizzare questi cambiamenti deve essere la Costituzione, che già al suo interno è in grado di bilanciare tutte le libertà individua-li, come il culto, e diritti della collettività, tra i quali c’è anche la sicurezza».





