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Cattolici, rilevanti se non subalterni

Giorgio Merlo su Avvenire del 12/7/2012

Caro direttore,

i cattolici e la politica. Apparentemente un tema antico. Eppure resta un argomento sempre attuale e moderno e destinato a condizionare la stessa evoluzione del sistema politico italiano. Ma il confronto politico e culturale che si è aperto su questo tema ha assunto, in queste ultime settimane, una valenza diversa. E cioè, cresce la sensazione, suffragata dalle riflessioni di molti intellettuali e osservatori interessati, che l’attuale fase politica è contrassegnata da una sostanziale “irrilevanza” dei cattolici nella scena pubblica italiana.

Una irrilevanza che sarebbe la conseguenza diretta della mancanza di un soggetto politico di marcata impronta cattolica. Ora, al di là di un dibattito, questo sì, che si trascina dalla fine della Democrazia cristiana, è forse utile sottolineare che anche nei partiti cosiddetti “plurali” la presenza politica e culturale dei cattolici può essere più incisiva e visibile. Purché non si riduca a una sorta di presenza testimoniale o, peggio ancora, a “condividere” un silenzio compiacente e subalterno. Perché il nodo, almeno a mio parere, resta sempre questo. E cioè, non si tratta di rivendicare un protagonismo confessionale nello scenario politico, bensì semmai di rimarcare una presenza politica laica, ma visibile, di ispirazione cristiana, capace di condizionare le singole scelte legislative. Non si tratta quindi di riproporre un nuovo soggetto politico ma di organizzare una presenza non marginale nei partiti contemporanei. Contemporanei perché il futuro è difficilmente prevedibile e pianificabile.

Certo, è sufficiente ciò che i cattolici fanno nei rispettivi partiti di appartenenza, al di là della rituale convegnistica e delle periodiche riflessioni su questi temi? Credo che la risposta sia semplice e, al contempo, scontata. No, non è sufficiente. Ed è inutile nascondersi dietro le difficoltà oggettive che caratterizzano l’attuale fase politica e il profilo e l’identità dei singoli partiti. Quello che resta inevaso è, a mio avviso, il deficit di “cultura progettuale” che, purtroppo, attraversa il variegato e composito arcipelago del cattolicesimo politico italiano. È ovvio che il confronto con l’elaborazione politica e programmatica della Democrazia cristiana sarebbe improprio e fuori luogo. E questo per vari motivi, facilmente riscontrabili, e per il radicale cambiamento delle condizioni politiche, culturali, storiche e istituzionali odierne rispetto alla lunga e travagliata esperienza democristiana. Ma il recupero di una rinnovata e moderna capacità progettuale resta all’ordine del giorno anche nell’attuale, seppur confusa, stagione politica.

Il protagonismo politico dei cattolici italiani si gioca prevalentemente su questo terreno. Tutti i contributi sono positivi, da qualunque città arrivino. Ma la vera sfida resta sul terreno del progetto politico e di conseguenza sulle singole scelte programmatiche. E, al di là di tante chiacchiere, il cattolicesimo democratico e il popolarismo di ispirazione cristiana continueranno a fermentare e a lievitare la politica italiana solo se i singoli cattolici – nei vari partiti sapranno mantenere la testa alta e coltivare la fedeltà alle origini. Senza subaltemità e senza accondiscendenze improprie.