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Monti ok, ma fino alle elezioni
Intervista a Cesare Damiano su ItaliaOggi del 14/7/2012 – di Alessandra Ricciardi
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Va bene Monti, ma fino al 2013. Poi nuovo governo. E soprattutto nuovo programma. Almeno per quanto riguarda il Pd. Cesare Damiano, deputato democrat, ex ministro del lavoro nonché ex sindacalista (segretario generale aggiunto dei metalmeccanici della Fiom), giudica «inopportuno» il documento-appello dei 15 parlamentari democratici con cui si chiede al partito un impegno chiaro a sostenere l’esecutivo tecnico e anzi a fare propria l’agenda Monti anche dopo le prossime elezioni. «Il carattere, l’anima del Pd, e dunque, il suo programma, dovranno venire fuori dal confronto interno tra idee, strategie, valori.
Ma certo dovremo articolare misure di rigore con maggiore equità e sviluppo. Il prossimo governo», dice Damiano a ItaliaOggi, «dovrà dare un segnale di discontinuità».
Domanda. Lei è annoverato tra quanti formalmente sostengono Monti ma poi non fanno altro che disfarne i provvedimenti, proponendo pericolosi passi indietro.
Risposta. Ho creduto a quanto detto da Monti all’atto del suo insediamento quando ha declinato come priorità del governo: rigore, sviluppo ed equità sociale. Sul rigore, questo governo non ha scherzato, sullo sviluppo si sta muovendo anche se con ritardo, sull’equità sociale c’è molto da fare. Io penso che noi dobbiamo essere leali, e lo siamo, con il governo, dobbiamo sostenere la sua missione internazionale, sicuramente efficace perché ha ridato smalto e credibilità all’Italia dopo gli anni di Berlusconi. Ma credo che quando si propongono misure sbagliate da parte del governo, in parlamento debbano essere corrette.
D. Appunto, disfare…
R. Se non avessimo fatto le nostre battaglie, a partire dalla riforma delle pensioni, non avremmo avuto il risultato dei 65 mila lavoratori salvaguardati, stesso discorso per la riforma del lavoro. E oggi non potremmo provare a migliorare ammortizzatori sociali e Spending review. A coloro che vorrebbero semplicemente sottoscrivere tutto ciò che fa Monti io dico che questo non va bene.
D. Il presidente di Confindustria Squinzi ha definito la riforma del lavoro «una boiata».
R. Io dico che l’abbiamo migliorata. E che i partiti che sostengono con forza Monti hanno diritto anche di chiedere correttivi.
D. L’altra accusa è che a volte così facendo rischiate però di indebolirlo.
R. I fatti dimostrano che abbiamo tirato la corda senza però strapparla, senza compromettere la forza del governo.
D. Quindici parlamentari democratici chiedono al partito di adottare l’agenda di Monti anche nel 2013. Che ne pensa?
R. Non condivido quel documento, non mi è parso scritto al momento opportuno, ovvero alla vigilia dell’assemblea, e non ne condivido i contenuti. Sono convinto che il prossimo governo dovrà dare un segnale di discontinuità sui temi dello sviluppo e in particolare dell’equità, senza far venir meno il rigore nei conti. Con una patrimoniale, per esempio. E comunque il programma elettorale del partito, ovvero il carattere, l’anima del Pd, è giusto che sia il frutto del confronto interno su idee, strategie, valori.
D. C’è chi auspica il Monti bis.
R. Se qualcuno al nostro interno pensa che dopo Monti debba esserci ancora Monti, o qualcuno che gli somigli, credo che sia una scelta sbagliata. Il Pd è in grado di essere l’ago della bilancia di una nuova alleanza di governo e Pier Luigi Bersani può ambire a essere il nuovo presidente del consiglio.





