Homepage parlamentari news Rassegna stampa democratica
Fornero sbaglia, il Lingotto va convocato per fare chiarezza
Intervista a Cesare Daminao su Il Mattino del 17/9/2012 – di Antonio Vastarelli
–
«Non è vero che un ministro non può obbligare Marchionne a parlare con lui, ne va dell`autorevolezza dello stesso governo».
Il capogruppo del Pd nella commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, non ha gradito la dichiarazione della Fomero che ha sostenuto di non avere il potere di convocare l`ad del Lingotto. «Ne ha addirittura il dovere», aggiunge.
Damiano, da ex ministro del Lavoro, come giudica il comportamento dell`esecutivo nella vicenda Fiat? «Il progetto Fabbrica Italia, da subito, ha fatto fatica a trovare una strada concreta su investimenti, modelli e tutela dell`occupazione. Di tutto il gran parlare che si è fatto, rimane solo la riconversione di Pomigliano per produrre una vettura che, seppur rinnovata, è sul mercato da 30 anni. Berlusconi, da premier, disse di non poter biasimare Fiat perché le imprese investono lì dove conviene: è l`idea liberista, profondamente sbagliata, che tutto debba essere determinato dai mercati e che gli Stati debbano rinunciare a intervenire. Avrei voluto che l`Italia seguisse gli esempi di Usa, Germania e Francia che, con Obama, Merkel e Hollande sono intervenuti in difesa della propria industria automobilistica. E stupisce che anche in questo nuovo governo ci sia qualche ministro che dice che non si può convocare Marchionne».
La Fornero intendeva dire che non può costringerlo.
«E invece bisogna farlo perché l`autorevolezza del governo si misura anche dalla forza che ha di chiedere conto dei propri comportamenti ad un`azienda, quando ci sono in gioco il destino produttivo e occupazionale di un pezzo del Paese. Se mai è esistito un piano Fabbrica Italia, è chiaro ormai che non esiste più. Vengono, quindi, meno i 20 miliardi di investimenti promessi e le garanzie sugli attuali siti produttivi e sui livelli occupazionali. Il governo deve passare dai tavoli di crisi a quelli di politica industriale. Siamo sempre il secondo paese manifatturiero d`Europa dopo la Germania, non possiamo assistere a questa situazione in maniera passiva. Il rigore non basta: ci vuole uno scatto anche per lo sviluppo».
Il Lingotto rivendica, però, piena autonomia nelle scelte, sostenendo che non ha avuto aiuti dall`Italia. «Lo sanno tutti che la Fiat sono 100 anni che prende risorse pubbliche. Marchionne, inoltre, dimentica che la Banca europea per gli investimenti ha concesso un finanziamento di 350 milioni di euro per l`innovazione di prodotto in Fiat Industrial. Vorremmo sapere come saranno impiegate queste risorse, se per rafforzare le radici italiane del gruppo o meno. Anche il governo potrebbe finanziare l`innovazione ma sempre a condizione che Fiat dica chiaramente quali vetture nuove intende produrre, in quali stabilimenti e con quanti lavoratori».
Su questa vicenda, Cgil, Cisl e Uil tornano a dividersi.
«Non è il momento di ragionare su chi aveva ragione o torto. La casa brucia, il sindacato resti unito». Anche il Pd, in vista delle primarie, può dividersi su Fiat.
C`è chi, come Renzi, ad esempio, si era detto in passato d`accordo con Marchionne.
«All`inizio c`era un coro favorevole a Marchionne. Ricordo anche un elogio di Bertinotti. Poi qualcuno è restato nel coro e altri, come il sottoscritto, ne sono usciti. Non credo che questa vicenda possa incidere sulle primarie ma se, nel Pd, c`è qualcuno che pensa che Marchionne abbia ragione, lo dica apertamente».





