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Damiano: «L’azienda ha torto vuole una zona franca nel Paese»

Intervista a Cesare Damiano su Il Messaggero del 2/11/2012 – di L. Costantini

E lo spiega senza fronzoli dialettici, l`ex ministro del Lavoro e attuale capogruppo Pd in Commissione Lavoro della Camera: «I giudici hanno riconosciuto illegittimo il comportamento dell`azienda in quanto discriminava l`assunzione di lavoratori per il solo fatto di essere iscritti a un sindacato, in questo caso alla Fiom. Si tratta di una scelta gravissima perché oggi può toccare a quel sindacato e domani a un altro».

Della serie, io non intendo rispettare la legge…

«Certo in quanto rappresenta la sostanziale non applicazione dell`ingiunzione dei giudici. All`inizio si opera una discriminazione in barba alle leggi e quando si è costretti ad applicarle si passa alla ritorsione. Siamo di fronte ad una sorta di decimazione dei lavoratori totalmente insensata. Comunque non a livello di relazioni sindacali che dovrebbe mantenere un grande gruppo industriale».

Più precisamente, siamo in presenza di uno sbilanciamento di queste relazioni a tutto vantaggio di Fiat?

«La verità è che Fiat si sta ritagliando per sè stessa una sorta di zona franca all`interno del Paese attraverso la costruzione di un apparato normativo autonomo. Ha compiuto, infatti, tutta una serie di scelte significative: la prima è stata quella di uscire da Confindustria; la seconda quella di disdettare dal contratto dei metalmeccanici con l`adozione di un contratto su misura: la terza quella di aver perseguito l`obiettivo di escludere un sindacato, come la Fiom, riottoso alla firma degli accordi in applicazione del solo dispositivo dell`articolo 19 dello Statuto dei lavoratori che consente all`azienda di avere negli stabilimenti solo i rappresentanti che abbiano firmato le intese che si applicano nell`unità produttiva. Attenzione, non siamo di fronte ad un singolo episodio, ma ad un sistema aziendale che porta a conseguenze estreme».

Non è un messaggio minatorio nei confronti della Fiom?

«E` una prepotenza intesa a ribadire l`unilateralità del comando aziendale. Per questo sarebbe importante un intervento del governo sul piano delle relazioni sindacali e delle politiche industriali».

Non c`è una parte del sindacato, Fiom a parte, che sembra un po` troppo morbida nei confronti di Marchionne?

«Gli altri sindacati non hanno suggerito a Fiat questi comportamenti, ma sicuramente rilevo una situazione di febbre molto alta tra l`azienda e le organizzazioni dei lavoratori che se non si normalizzerà porterà a conseguenze disastrose. Cioè a un livello estremamente conflittuale tra le parti. Non condivido tutte le scelte che la Fiom ha fatto, ma non è neppure da condividere l`atteggiamento di Fiat. Si sta prolungando un braccio di ferro che porterà inevitabilmente a seri danni».


Il ministro Passera parla di brutta mossa di Fiat su Pomigliano e Fornero invita l`azienda a sospendere i licenziamenti.

«Sì ho letto. Io comunque, per la mia cultura, avrei preferito un Carlo Donat Cattin che si definiva ministro dei lavoratori».

A proposito, il nuovo piano Fiat la soddisfa?

«E` giusto avere un certo scetticismo. Ricordiamo tutti che fine ha fatto il piano Fabbrica Italia che praticamente è diventato carta straccia. Oggi la scelta di Marchionne è quella di concentrare le attività fuori dal nostro Paese. Capisco che Crysler sia un player globale, ma se il prezzo che dovremo pagare sarà lo sradicamento dell`azienda dall`Italia, andremo incontro ad una situazione pericolosa. La scelta di tornare a investire solo nel 2014 sarà fatale per tutti».