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Sulle alleanze alla prova la nuova via riformista del Pd
Cesare Damiano e Giorgio Merlo su L’Unità del 2/11/2012
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Dal voto siciliano emergono molti elementi di valutazione politica ma, per fermarsi al PD, la domanda di fondo adesso è una sola e cioè, qual è la coalizione a cui pensa il nostro partito per garantire un futuro di governo a un Paese sempre più in preda a spinte massimaliste, populiste ed antisistema.
Una domanda non retorica perché dalla risposta che ci sarà dipende il futuro del nostro sistema politico e istituzionale. Del resto è noto che le fasi più recenti della storia della democrazia italiana, seppur molto diverse tra di loro, sono state guidate dalle forze politiche e culturali riconducibili alla tradizione del centro sinistra. E cioè, attraverso l`incontro tra il centro moderato nelle sue diverse articolazioni, cattoliche e laiche, e la sinistra progressista e democratica. E questi due ceppi politici oggi sono nuovamente chiamati a dare una risposta di governo alle drammatiche e complesse istanze che salgono dalla società italiana.
Un`alleanza riformista e di governo aperta a tutte quelle forze che si riconoscono nel perimetro costituzionale e che non si limitano a perseguire un disegno di pura testimonianza o di opposizione permanente. Un centro sinistra aggiornato e rinnovato perché il rischio dell`ingovernabilità, purtroppo, è destinato a crescere in modo esponenziale. Le forze antisistema, a partire proprio dal partito di Grillo, non accettando di fatto alcuna alleanza politica indeboliscono la cultura delle alleanze che resta il caposaldo essenziale che caratterizza ogni democrazia matura e funzionante.
E se accanto a questa anomalia, maturata anche per responsabilità della politica e dei comportamenti di alcuni partiti, si aggiunge il sostanziale disfacimento della destra italiana, ormai in balia di un avventurismo e di un populismo berlusconiano sempre più eversivo, la preoccupazione è destinata ad aumentare. Ecco perché la responsabilità e le scelte del Pd sono sempre più decisive per il governo del Paese.
Una responsabilità politica che si estrinseca lungo due canali: saper intercettare il cambiamento sempre più impetuoso e garantire al contempo una domanda di governo che solo forze politiche serie non avventuriste possono assolvere con coerenza. Due compiti che oggi proprio il Pd può e deve declinare nella concreta situazione politica italiana. E questo sia perché noi siamo il principale partito italiano e sia perché una concreta cultura di governo può garantire un assetto credibile all`intero sistema politico ed istituzionale.
E proprio il risultato della Sicilia conferma che solo dal Pd oggi può arrivare quella garanzia e quella rassicurazione. Dopo la celebrazione delle primarie e nella speranza che dalle urne del 25 novembre prevalgano la responsabilità e la fedeltà al progetto politico originario e non una sorta di «grilliamo più educato», non potremo più tergiversare. La coalizione riformista che dobbiamo costruire non può ridursi ad una delle esperienze del passato. L`Unione è definitivamente e politicamente archiviata.
Come anche quella sorta di «grande coalizione» sotto forma di «governo tecnico» che ormai non è più riproponibile perché la politica non può continuare ad abdicare al suo ruolo appaltando scelte e decisioni. Il Pd si è fatto carico di una situazione che rischiava di far cadere il Paese in una voragine economica e finanziaria e adesso deve percorrere la sua strada e puntare a costruire una coalizione riformista e di governo, organizzare il campo progressista, come è stato fatto con la Carta d`intenti sottoscritta da Bersani, Vendola e Nencini, e guardare all`Udc per costruire una salda alleanza di governo.
Ecco perché oggi non è tempo di avventurismi al nostro interno. La nostra unità politica è la condizione essenziale per non contribuire a gettare ulteriore confusione sulla scena nazionale. Se dovesse cedere anche il Pd, spaccandosi sulla linea politica, potrebbe essere a rischio lo stesso assetto democratico del nostro Paese.





