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Pd con Monti, ma dopo il voto

Intervista a Cesare Damiano su ItaliaOggi del 14/12/2012 – di Alessandra Ricciardi

Dovrebbe tenersi fuori dalla campagna elettorale, gli calza meglio un ruolo istituzionale. «Ma se Monti vuole scendere nell’agone politico, lo faccia. Potrebbe essere l’uomo giusto per riaggregare i moderati», ragiona Cesare Damiano, ex ministro del lavoro dell’ultimo governo Prodi, prima ancora segretario della Fiom-Cgil, oggi capogruppo del Pd in commissione lavoro alla camera.

Domanda.

Come mai questo cambio di rotta su Monti?

Risposta. Nessuna novità. La linea è quella indicata da Bersani, ovvero che Monti dovrebbe puntare ad altri ruoli, ma che può anche scendere in politica ovviamente. Anche perché una forza progressista come la nostra può ben dialogare e procedere con un’area moderata che non abbia posizioni demagogiche. Naturalmente quello che conta è l’intesa sui punti programmatici.

D. Alleanza con Monti prima del voto?

R. No, se ne può parlare dopo. Abbiamo già deciso di firmare una carta di intenti con Sel di Nichi Vendola e i socialisti di Riccardo Nencini ed è con loro che ci presentiamo alle elezioni. Poi guarderemo al centro per eventuale alleanze.

D. Lo stesso discorso che vale per l’Udc di Casini?

R. Sì, anche perché se Monti si schiera questo porterà a una ridefinizione delle forze che affollano il centro dove il più è ancora da fare, manca un leader. A differenza di noi che abbiamo fatto già un percorso.

D. Non temete che questo centro potrebbe calamitare anche pezzi del Pd, come Beppe Fioroni?

R. Io vedo un partito democratico solido, con una buona prospettiva elettorale, non vedo un pericolo di fuga sui lati.

D. Ma con il Porcellum pensa davvero che il centro possa avere uno spazio?

R. É vero che la legge elettorale favorisce il bipolarismo, ma si tratta di un bipolarismo imperfetto. E poi un centro guidato da Monti potrebbe recuperare gli elettori in fuga della destra.

D. I centristi predicano la prosecuzione dell’agenda del governo Monti. Voi non siete sulle stesse posizioni.

R. Non è così, e lo ha ribadito Bersani. La strada del rigore non ammette vie di fuga, ma è possibile operare delle correzione.

D. In che senso?

R. Monti ha usato molto il tasto del rigore, anche in modo eccessivo, mentre ha usato poco il tasto della crescita e dell’equità sociale. Noi invece vogliamo coniugare rigore con crescita ed equità. Come del resto aveva annunciato lo stesso Monti al momento del suo insediamento a Palazzo Chigi.

D. Decliniamo le modifiche.

R. Vanno inserite misure per la crescita, per l’occupazione, come il credito d’imposta per i giovani, misure di sostegno per le imprese che fanno innovazione.

D. Vendola ha raccolto le firme per il referendum contro l’articolo 18. Bersani ha detto invece che è un buon compromesso. Come vi mettete?

R. Penso che Vendola stia sbagliando. Sull’articolo 18 è stato trovato un compromesso utile, che ha evitato il licenziamento per motivi economici e ha previsto la reintregrazione sul posto di lavoro disposta dal giudice.

D. Vendola punta anche a rivedere la riforma pensionistica.

R. Nessuno può illudersi di tornare indietro, di andare in pensione a 57 anni. Ci sono però dei problemi. Per esempio, i salvaguardati sono passati dai 60 mila annunciati dalla Fornero a 130 mila, per oltre 10 miliardi di euro di spesa. Ma ci sono altre migliaia di lavoratori che sono rimasti senza lavoro e senza pensione dopo la riforma Fornero. Il prossimo governo dovrà farsene carico. E poi c’è il nodo degli ammortizzatori. Il miliardo previsto per la cassa integrazione in deroga dal ddl Stabilità non basta, con la crisi del prossimo anno serve almeno il doppio.

D. Già, ma la copertura finanziaria?

R. Un contributo di solidarietà del 3% per i redditi oltre i 150 mila euro sarebbe cosa buona e giusta.

D. Bersani ha deciso di fare le primarie per i parlamentari che decidono di candidarsi. Lei che farà?

R. Le farò, sono solo alla seconda legislatura, penso di poter dare ancora un contributo.

D. Dove si candida?

R. Ah guardi, non so ancora le regole.