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Il Paese boccheggia, c`è bisogno di sinistra
Cesare Damiano su Gli Altri del 11/1/2013
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Le primarie del Partito democratico per la scelta dei candidati alle prossime elezioni politiche hanno dato indicazioni importanti. Ovunque si sono affermati i giovani e le donne e, accanto a loro si è registrata anche l`affermazione di quegli esponenti del partito che più si sono impegnati negli anni sui temi dello sviluppo e del lavoro e sulle questioni sociali. E un segnale chiaro.
Gli elettori del centrosinistra, oltre a chiedere un rinnovamento generazionale nella rappresentanza parlamentare, reclamano anche un forte impegno su quelle questioni – colpevolmente ignorate da Berlusconi e rimaste drammaticamente insolute dopo l`anno di governo Monti – che più concretamente incidono sulle condizioni di vita delle persone: occupazione, qualità del lavoro, difesa del potere d`acquisto, livello dei servizi e tutele. Di questo si deve tener conto, una volta chiusa la fase di formazione delle liste, nella stesura del programma elettorale. Bersani punta alla costruzione di un partito plurale.
Credo sia una scelta giusta, necessaria per una forza politica che aspira a ottenere una solida maggioranza e governare il paese. Ma credo anche che nei programmi e nelle scelte di governo ci sia bisogno soprattutto di “sinistra”. Dopo gli anni del liberismo senza regole sono i fatti a imporre la necessità dí un cambiamento di rotta. Nel 2012 il numero delle ore di cassa integrazione autorizzate dall`Inps si è attestato attorno al miliardo e cento milioni. Una cifra analoga a quella raggiunta nel 2010, quando il culmine della crisi ci ha portato ad un miliardo e duecento milioni di ore. Si tratta di un dato allarmante.
Corrisponde a oltre 500 mila lavoratori a zero ore per un anno intero e conferma il permanere di una crisi che pro- vocherà quest`anno enormi problemi di carattere sociale. Per questo si renderà necessario indirizzare le politiche del prossimo esecutivo, come indica la stessa “agenda Bersani”, verso un deciso sostegno alla crescita, anche attraverso una politica industriale degna del nome e ad un rafforzamento dello stato sociale.
L`abolizione delle pensioni di anzianità e l`accorciamento della durata degli ammortizzatori sociali hanno prodotto una situazione insostenibile, ancora più accentuata in questo periodo di grave crisi, per centinaia di migliaia di persone che si sono improvvisamente trovate senza lavoro e senza alcun reddito e che rischiano di restare in questa condizione anche per 4 o 5 anni. Sarà nostro dovere intervenire per correggere le riforme del ministro Fornero, sia sul fronte della previdenza che su quello del mercato del lavoro, perché la situazione che si è prodotta si configura anzitutto come un`ingiustizia e un affronto al buon senso, a partire dalla questione dei cosiddetti “esodati “.
Va anche superato fin da quest`anno, aprendo un tavolo di concertazione con isindacati dei pensionati, il blocco della perequazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo, la cui fine è prevista nel 2013. La difesa del potere di acquisto delle pensioni, in questi anni duramente colpito, va garantita. Per una questione di giustizia sociale, ma anche per dare uno stimolo ai consumi che nell`anno appena trascorso hanno fatto registrare la peggior variazione negativa della storia della repubblica, anche a fronte di Vin tasso di inflazione del 4,3 per cento per i prodotti di più largo consumo (il cosiddetto carrello della spesa).
In caso contrario, avremo un`ulteriore perdita di potere d`acquisto dei redditi medio bassi ed un`ulteriore calo dei consumi con ancora più pesanti ripercussioni sull`andamento dell`economia. Ridare valore agli assegni pensionistici e favorire il rinnovo dei contratti nazionali di lavoro e degli accordi aziendali di produttività è una strada obbligata per uscire dalla recessione. Un tavolo di concertazione con le parti sociali andrà anche avviato per trovare soluzioni idonee al rilancio delle assunzioni.
Una disoccupazione giovanile sopra il 36 per cento come l`attuale non è tollerabile né, alla lunga, sostenibile. Il nuovo governo dovrà intervenire sul costo del lavoro che dovrà diminuire per le assunzioni a tempo indeterminato e dovrà introdurre nuovi incentivi per rilanciare le assunzioni dei giovani e delle donne (e dei disoccupati di lungo periodo), come dovrà individuare nuove misure finalizzate alla riduzione della precarietà. In quest`ottica vanno anche trovate le risorse per far sì che i vincitori di concorso pubblico (nella quasi totalità giovani), vengano immessi gradualmente in ruolo sanando così un`altra assurda ingiustizia.
Per quel che riguarda più in generale la riforma del mercato del lavoro, mentre ritengo condivisibile la soluzione trovata sull`articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (che reintroduce accanto al risarcimento la reintegrazione sul posto di lavoro anche in caso di licenziamenti in caso di motivi economici), credo si debba procedere alla cancellazione dell`articolo 8 della riforma Sacconi, che rende derogabili dalle parti sociali a livello aziendale le norme di natura legislativa e contrattuale a tutela dei lavoratori.
Da ultimo, fino a quando la crisi non sarà terminata, non si potrà rinunciare ad ammortizzatori sociali universali ed efficaci, anche rallentando l`introduzione della nuova Assicurazione sociale per l`impiego. Credo che questi siano punti irrinunciabili di cui il Pd, nella prossima legislatura, si dovrà far carico. L`obiettivo è che possa realizzarli da partito di governo.





