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Dalla lotta all’evasione le risorse per i giovani
Intervista a Cesare Damiano su la Repubblica del 12/2/2013 – di Sara Strippoli
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CESARE Damiano, ex-ministro del lavoro nel governo Prodi, è capolista al Piemonte 1 per il Partito Democratico
Damiano, come si esce dalla crisi?
«Con la crescita. A questo punto è indispensabile dire basta alla politica del solo
rigore. E abbinare al risanamento sviluppo ed equità sociale».
Crede che nel futuro di Torino ci sia ancora e sempre l’auto?
«Ritengo che sia sbagliato sottovalutare il ruolo della manifattura, dopo anni in cui abbiamo privilegiato una forma di capitalismo legato a finanza e speculazione. Bisogna quindi riequilibrare con un’azione di sostegno alle attività produttive e al lavoro».
Come?
«Innanzitutto dobbiamo trovare le risorse e abbiamo spiegato in che modo: lotta all’evasione, dismissione graduale del patrimonio immobiliare, tassazione delle transazioni finanziarie e speculative, taglio dei costi della politica e della spesa
pubblica».
Dove pensate debbano essere investite le risorse recuperate?
«Serve una nuova politica industriale. Sostenere le imprese significa combattere la precarietà e contro questa si lotta con una diminuzione strutturale dei costi del lavoro a tempo indeterminato, come abbiamo fatto ai tempi del governo Prodi. Bisogna fare in modo che i giovani, dopo un lungo periodo di prova, entrino nel mondo del lavoro stabilizzato. Al terzo punto metto il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese e altrettanto fondamentale è lo sblocco del patto di stabilità per consentire ai Comuni di investire. Quinto e ultimo punto è doveroso recuperare il potere d’acquisto delle famiglie, anche sbloccando l’indicizzazione delle pensioni».
I dati piemontesi su cassa integrazione e disoccupazione la preoccupano?
«Credo che i numeri siano utili per capire che la situazione è molto seria. In Provincia di Torino nel 2012 il conto si è chiuso con 85 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate. Erano 20 nel 2008. Un numero quadruplicato in soli quattro anni, anche se l’apice si è verificato nel 2010 con 121 milioni di ore. A Torino e provincia un’incidenza dell’8 per cento sul dato italiano».
Pensa che la Fiom debba restare fuori dalle fabbriche?
«No. Tutti i sindacati organizzati devono essere rappresentati. E su questo ho presentato una proposta di legge per un ritorno al vecchio articolo 19 dello Statuto dei lavoratori di Brodolini e Gino Giugni





