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La campagna del Pd, serietà contro populismo

Giorgio Merlo su L’Unità del 18/2/2013

QUESTA CAMPAGNA ELETTORALE PER L`ENNESIMA VOLTA, MA FORSE PIÙ DELLE ALTRE VOLTE, È STATA DOMINATA dalla spettacolarizzazione delle notizie e dalle battute ad effetto. Tutti conosciamo ciò che si dice in molti luoghi. E cioè, Berlusconi ha rimontato nei sondaggi – che poi resta sempre tutto da verificare – perché ha fatto proposte che colpiscono la pubblica opinione. Mentre i suoi concorrenti, almeno quelli che competono per vincere – e quindi solo Bersani – usano toni meno appariscenti.

Ora, è bene intendersi cosa significa condurre una campagna elettorale seria, credibile e coerente e, al contrario, esercitarsi in un`azione demagogica, populista e semi carnevalesca. Io, tanto per esse chiaro e senza alcuna piaggeria, scelgo sino in fondo la strategia adottata sino ad oggi da Bersani. La scelgo radicalmente per un semplice motivo. Anche nella politica la serietà e la coerenza pagano. Un partito di governo come il Pd, perno e asse costitutivo del centro sinistra, non può assecondare e piegarsi alla logica del qualunquismo imperante. Lisciare il pelo alla demagogia e alla piazza trasforma un partito da forza responsabile e di governo ad un luogo destinato a rincorrere perennemente gli umori con tanti saluti alla cultura di governo. In sostanza, poteva il Pd – e nello specifico il suo candidato a premier – farsi catturare da questa deriva, anche quando pare essere gettonata da qualche settore della pubblica opinione? Poteva il Pd – e quindi il suo segretario nazionale – andare in tv a spararle ogni volta più grosse dei suoi concorrenti? Quale sarebbe stata la differenza rispetto ai suoi avversari?

Sono sufficienti queste banali domande per arrivare ad una semplice ma ferma conclusione: la campagna elettorale di Bersani è seria, coerente e responsabile. Cioè 3 elementi costitutivi e decisivi per un partito che si candida a governare questo Paese e non per lanciare proclami rivoluzionari o per catturare qualche voto in più avanzando proposte ridicole e quindi irrealizzabili. Perché delle due l`una. O riteniamo che il berlusconismo sia una deriva pericolosa per la nostra concezione della democrazia e delle istituzioni, oppure dobbiamo inseguire anche noi un modello che è del tutto estraneo ai meccanismi costitutivi di una «buona politica». E aver mantenuto sino ad oggi un profilo di serietà e di coerenza può essere l`elemento decisivo capace di far riflettere milioni di italiani sulla bontà della nostra proposta politica e sulla serietà di chi la interpreta. Se è vero, com`è vero, che il Pd e il centro sinistra si propongono di archiviare definitivamente il berlusconismo a livello politico, culturale ed etico, forse è` opportuno dare segnali precisi in questa direzione. Non attraverso le armi del giustizialismo, del moralismo accattone o della contro demagogia populista, qualunquista e vagamente nuovista. Perché è inutile negare che queste degenerazioni esistono anche nel campo della cosiddetta area progressista. Su questo versate servono chiarezza e trasparenza. Nella proposta e nei comportamenti concreti.
Per questi motivi la campagna elettorale di Bersani è credibile. E mi stupisco che anche all` interno del Pd ci sia qualcuno che manifesta stupore perché non si accendono i fuochi artificiali ad ogni apparizione televisiva. Del resto, con questa campagna elettorale il Pd gioca una partita decisiva per la stessa credibilità della coalizione di centrosinistra. Dire no all`Unione significa anche dire no alla propaganda spicciola e alla ricerca del facile consenso che, normalmente, coincide con l`impossibilità di esercitare l`azione di governo. Ogni cedimento su questo versante sarebbe fatale. E da come si conduce anche questa campagna elettorale si capirà il profilo politico, culturale e programmatico della futura coalizione di centrosinistra. Un atteggiamento, questo, che inesorabilmente è destinato a condizionare anche le altre coalizioni che, prima o poi, saranno costrette a misurarsi con la realtà delle cose abbandonando la virtualità della deriva populista. Per questi semplici motivi dobbiamo essere grati alla campagna elettorale che sta conducendo Pier Luigi Bersani e, con lui, l`intero partito democratico. Senza fuochi artificiali e parole d`ordine ma armati di serietà e di coerenza che restano gli ingredienti che ormai mancano da troppi anni alla politica italiana. Tanto a destra quanto a sinistra.