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Al nuovo voto, ma da soli
Giorgio Merlo su Europa del 13/3/2013
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A tutt’oggi non sappiamo come si evolverà il quadro politico del nostro paese. Elezioni anticipate? Governo tecnico-politico? Governo istituzionale? Attorno a queste tre ipotesi si gioca il futuro politico italiano. Ma comunque vada a finire, un dato è certo. Molto presto si ritornerà alle urne per il semplice fatto che che il voto ci ha consegnato un quadro di sostanziale e cronica ingovernabilità.
L’incompatibilità tra Pd e Pdl da un lato e la voglia di distruggere il sistema dei partiti, di tutti i partiti, da parte di Grillo e del suo guru Casaleggio dall’altro bloccano, di fatto, ogni ipotesi di governo stabile, coeso e duraturo.
Ora, alla luce di questa intricata situazione, tutti i partiti già si attrezzano per la futura competizione elettorale. Certo, è sicuramente singolare, nonché curioso, che ancor prima di insediare il nuovo parlamento già circola nei partiti e sul web il confronto e il dibattito sulle prossime strategie politiche ed elettorali. A cominciare, quindi, anche dal Pd.
E qui, tanto per non essere in ritardo rispetto all’agenda, forse tornerà di moda la cosiddetta “vocazione maggioritaria” del Partito democratico di veltroniana memoria. In che cosa consiste la “vocazione maggioritaria”? Semplice, alle prossime elezioni il Pd si presenterebbe da solo. Senza alleati e, di conseguenza, senza condizionamenti politici e senza ricatti programmatici.
Nella campagna elettorale condotta da Veltroni nel 2008 l’allora vocazione maggioritaria – seppur con una sbagliata e quanto mai abbastanza rinnegata alleanza con Di Pietro – portò il Pd al 34 per cento dei consensi. Certo, era un’altra epoca e non c’era ancora il pianeta Cinque stelle. Ma, comunque, quella fu un’esperienza positiva a livello politico e pagante sul terreno elettorale. E perché mai si potrebbe riproporre prossimamente quello scenario? Semplice. Perché ogni scelta di parte potrebbe far saltare nel prossimo futuro il Pd creando, di fatto, le condizioni per la sua scissione.
A destra se si privilegia di nuovo un’alleanza con la sinistra di Vendola o con altre forme di movimentismo antisistema o a sinistra se si stringe un accordo con il centro tecnocratico, salottiero e borghese di Monti e compagnia. E, per evitare una probabile ed eventuale scissione, non resterebbe che la strada indicata tempo fa da Veltroni e da tutto il gruppo dirigente di allora.
Del resto, la stessa strategia del sindaco di Firenze, non è particolarmente lontana da questa impostazione. Quante volte, durante il confronto delle primarie del novembre scorso, è emersa la necessità di qualificare in termini esclusivi la proposta politica e programmatica del Pd e con questa presentarsi direttamente agli elettori? In quella fase i sondaggi – da prendere sempre e comunque con le pinze – dicevano che un Pd a “vocazione maggioritaria” poteva raggiungere livelli elettorali consistenti.
Comunque sia, vedremo l’evolversi della situazione. Per il momento non resta che una banale considerazione. Purtroppo la campagna elettorale è destinata a proseguire e le strategie elettorali e politiche dei partiti a modificarsi in profondità. A cominciare anche da quella del Partito democratico.





