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Boccuzzi “E’ un pugno nello stomaco”

Intervista ad Antonio Boccuzzi su La Stampa del 1/3/2013 – di Emanuela Minucci

Un pugno nello stomaco. E le assicuro, non è un modo di dire. La nuova sentenza non solo ha alleggerito le pene dei responsabili, ma, soprattutto, ha cancellato l’ipotesi di dolo eventuale: chiave di lettura storica, spartiacque che pensavamo non potesse essere riazzerato, forma di risarcimento morale che ci è stata tolta all’improvviso, in modo ingiusto, drammatico. Come gettare sale sulle ferite aperte».

Antonio Boccuzzi, l’operaio scampato al rogo oggi parlamentare Pd, non riesce a fermare lo sdegno. Commenta la sentenza, nel tardo pomeriggio di ieri, appena uscito dalla Prefettura, dove, insieme con i familiari delle vittime Thyssen ha chiesto ad Alberto Di Pace un contatto con il presidente Napolitano.

Allora Boccuzzi, che cosa ha rappresentato per lei, prima da vittima e poi da politico, questa nuova sentenza?

«Per tutti noi è stata una grandissima delusione. Non ce l’aspettavamo. Non c’erano gli elementi per un ribaltamento di una sentenza che, ripeto, è stata storica: ora l’unica speranza è la Cassazione, e poi che il presidente Napolitano si pronunci dopo la lettera che gli manderemo domani. Il Capo dello Stato è stato sempre in prima linea nella tutela dei lavoratori è per quello che abbiamo deciso tutti insieme di rivolgerci a lui dopo aver sentito l’inaccettabile pronunciamento della Corte d’Appello».

E da politico, che farà?

«Immagino che il mio posto sia di nuovo nella commissione Lavoro. Lavorerò a testa bassa per accelerare l’attuazione del decreto 81, il Vangelo della sicurezza sul lavoro. Per quanto invece riguarda la sentenza, abbiamo la massima fiducia nel dottor Guariniello perché in Cassazione si torni a una sentenza giusta».

Ma che cosa chiederete al presidente Napolitano nella vostra lettera?

«Sappiamo che sono i suoi ultimi giorni di mandato, per questo gli chiediamo di far sì che il suo successore abbia quanto lui a cuore il tema della sicurezza sul lavoro, speriamo nell’arrivo di un uomo che abbia la stessa sensibilità».

Come definirebbe in una frase la sentenza emessa dalla Corte di Appello?

«Direi che non possiamo accettare che anche la giustizia finisca in saldo».