|  |  |  | 

Homepage parlamentari news Rassegna stampa democratica

Il Pd è alla guerra tra bande

Intervista a Edoardo Patriarca su Italia Oggi del 27/4/2013 – di Alessandra Ricciardi

Nel Pd, «più che correnti ci sono bande, spesso armate, e in guerra tra loro». Edo Patriarca, deputato democratico, presidente del centro nazionale del volontariato, voluto in lista da Pier Luigi Bersani come esponente della società civile e dell’area cattolica, è abituato al pragmatismo, e dopo un mese di attività romana si confessa molto deluso.

Le vicende dell’elezione di Franco Marini prima e di Romano Prodi poi «hanno messo a nudo che il Pd non è diviso sui contenuti, ma sugli interessi e le rivalse personali». E ora se il tentativo di Enrico Letta per il governo non dovesse riuscire, «il Pd affonda… il problema è che intanto affonda anche il paese». Patriarca invita i colleghi di partito che minacciano l’espulsione dei dissenzienti ad essere più cauti, «la fiducia va costruita con un vero dibattito interno sul programma e la squadra che presenterà Letta. Poi, però, al momento del voto serve disciplina».

Domanda. Ci sono molti distinguo nel Pd sull’eventuale fiducia a Letta. Ancora una volta, siete voi quelli più in difficoltà, tra l’altro su un vostro candidato.

Risposta. Non capisco francamente il perché di tanti distinguo, mi sembra tutto prematuro. Aspettiamo di vedere programma e squadra e poi discutiamo e decidiamo.

D. Non ci nascondiamo dietro un dito, il problema è che alcuni del Pd non vogliono l’inciucio, l’accordo con il Pdl.

R. L’inciucio è una parola abusata, che andrebbe abolita. É più corretto parlare di compromesso, possibilmente alto. Tra l’altro non durerà un’intera legislatura, ma un anno, al massimo due. Ed è fatto nell’interesse del paese che ha necessità di rinegoziare il patto di stabilità con l’Unione europea, indispensabile per fare una manovra espansiva e anticlica, e di rivedere l’assetto istituzionale, con il semipresidenzialismo e una nuova legge elettorale.

D. Intanto però si minaccia l’espulsione di chi voterà no alla fiducia.

R. Inviterei tutti alla cautela, minacciare oggi è un modo per farsi del male, per sottolineare le fratture dolorose della vicenda di Marini e Prodi. Facciamo lavorare Letta, poi discutiamo, in modo trasparente, e decidiamo. Certo che però in aula ci si deve attenere a quanto deciso a maggioranza, con la necessaria disciplina della minoranza.

D. E se non dovesse filare tutto liscio?

R. Se il Pd si dovesse spaccare, affonda, ne uscirebbe con le ossa rotte. É finito.

D. La candidatura di Prodi è stata decisa per acclamazione dall’assemblea, poi si è visto come è andata a finire.

R. Una vicenda vergognosa, immaginavo che ci fossero un po’ di defezioni, una ventina di franchi tiratori. Ma 101 voti contrari al fondatore del partito denunciano una manovra scientifica, organizzata a tavolino.

D. Stupito?

R. Dopo un mese di attività parlamentare, sono molto deluso per il livello di non coesione del Pd, per la mancanza anche di una cultura politica condivisa, eppure sono passati anni dalla fondazione del partito.

D. Quanti correnti ci sono?

R. Altro che correnti, il partito è alla mercé di bande, spesso armate, in guerra tra loro, divise non sui valori e i principi, come si declama, ma sulle vicende interne, le vendette personali, le rivalse. Su Prodi, per esempio, il partito si è spaccato non per i contenuti, anch’io per i contenuti posso litigare, ma solo per giochi di potere.

D. I cittadini, ma anche gli iscritti del Pd, non capiscono il perché di certe scelte.

R. É ovvio che non si capisca. Non ci sono i presupposti per parlare al paese e per farsi capire, andrebbe recuperato anche un lessico politico serio. E tanta onestà intellettuale.

D. Letta ha preso ancora un po’ di tempo per riferire al capo dello stato sul governo.

R. Spero che tutto si decida in queste ore e che Letta riesca. Un governo è fondamentale per aiutare il paese. Temporeggiare non serve a nulla, semmai peggiora la situazione. È necessaria l’unità perché questo ci chiede la maggioranza degli italiani. Le beghe interne offrono solo la pessima immagine di un partito incapace di assumersi le proprie responsabilità davanti alla crisi.