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No grillismo, sì Tav. Viaggio nell’altro Pd
Intervista a Stefano Esposito su L’Intraprendente del 28/4/2013 – di Federica Dato
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Dialogo con Stefano Esposito, onorevole piemontese allergico al massimalismo. «È dalle primarie che sbagliamo tutto, basta inseguire Beppe e il mito della Rete, serve riformismo vero, pratico». È la tendenza-Chiamparino, contro la tendenza-Civati
Stefano Esposito, onorevole del Pd rimbalzato agli onori delle cronache per aver platealmente smascherato e disobbedito alle direttive di partito durante l’elezione del Capo dello Stato, è uno che parla, molto e bene. Si distrae un paio di volte, roba di passeggiata con il cane, presumiamo, ma il flusso di pensieri e parole non si interrompe, a sottolineare che la materia la conosce nel profondo. In Piemonte, la buttiamo lì, com’è messo il Pd? «Iniziamo col dire che è l’unica regione del Nord dove non le abbiamo prese. Certo, abbiamo vinto per il rotto della cuffia, 12mila preferenze, ma abbiamo vinto. I voti sono stati tutti garantiti da Torino e provincia e questo ci deve fare riflettere». Il sindaco Piero Fassino in Comune però ci pare abbia qualche problema: un buco enorme da colmare (ereditato, va detto), il numero legale che salta per mano della maggioranza e i finanziamenti romani sempre più assottigliati. «Da un lato abbiamo il risanamento messo in campo da Fassino, che ci è costato lacrime e sangue, e pure alcuni gioielli di famiglia.L’Imu è la più cara d’Italia, anche se credo che pure gli altri Comuni seguiranno la linea tracciata. Dall’altro c’è una Giunta regionale disastrosa, l’Irpef ai massimi livelli e l’incapacità di governare. E allora emerge che il Pd ha un problema profondo di dialogo: manca nella comunicazione con leprovincie piemontesi, altrimenti avremmo vinto con maggiore facilità». Un settore, chiamiamolo comunicativo, in cui non andate fortissimo anche su piano nazionale. «Il problema del Pd è che non ha scelto il suo profilo politico e quando non scegli il risultato è scontato. Ora è sballottato tra il grillismo e l’autoreferenzialità. Abbiamo sbagliato fin dalle primarie, scambiando quei tre milioni di voti/pareri per l’opinione popolare». Un po’ come per internet. Una delle cose per noi incomprensibili è il piegarsi del partito alla Rete, che poi non è l’intero Paese. «Sono stato tra i primi a guardare alla rete ma non ci sto in maniera subalterna. Ho sempre saputo essere un pezzo minoritario dell’elettorato e non rappresenta il polso del paese. La mia ultima sfida è stata su Rodotà, durante le elezioni ho lasciato aperto il dibattito sul mio profilo. Ho risposto a tutti. Rodotà chi? Rodotà perché?». Roberto Cota capo del Piemonte. Errori nel fare opposizione? «Il Pd ha mal dettato la linea sul piano politico anche riguardo le posizioni in Regione. Sono un garantista, ma 52 consiglieri indagati sono un’immagine che prima o dopo paghi. È inutile che stiamo qui a raccontarcele, se la situazione è straordinaria si affronta con misure straordinarie: dimissioni. Questo è l’unico modo di mandare a casa Cota. Loro resteranno aggrappati lì finché gli riuscirà o gli servirà».
Va bene, quello che dice non ci suona strano. Il che vuole dire che fa a pugni con la linea generalmente tenuta dal partito d’Esposito. Infatti: «In Piemonte abbiamo un vantaggio: con fatica enorme abbiamo tenuto il punto sulla Tav (a favore, ndr). La frontiera riformista l’abbiamo sempre tenuta.Sergio Chiamparino se n’è sempre sbattuto dei diktat del partito». E ancora non si capisce come pensino, i democratici, di uscire dal tunnel (apparentemente senza fine): «Attraverso la costruzione di un profilo riformista, lontano dall’inseguimento grillino. Il Pd che insegue il grillismo è morto. Poi c’è il ricambio dei gruppi dirigenti, occorre sappiamo cogliere il cambiamento e fare scelte rapide. Due aspetti che fanno la fortuna di Renzi, che non si piega alla pancia becera o ai Tweet». Nomi, da chi si riparte? «Un profilo così io lo vedo solo in Chiamparino, che non è più spendibile. Poi ci sono i congressi e molti nomi di amministratori locali che vanno fatti crescere. Sono loro il futuro, ricordando sempre che un partito come il Pd non lo governi con l’assemblearismo. Le nuove leve, quelle che a questo congresso avranno un ruolo senza essere protagonisti, hanno bisogno ogni tanto anche di schiaffi. Certo, io venivo preso a schiaffi da Ugo Pecchioli, il livello è diverso, questo lo so da me», ma la scuola politica forse occorre riprendere a farla.





