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Povertà, la guerra continua. Fino a quando il Paese può resistere?
Cesare Damiano su Gli Altri del 12/4/2013
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Lo stillicidio dei bollettini di guerra non accenna a placarsi. Il ministero del welfare ha comunicato che nel 2012 abbiamo avuto oltre 1 milione di licenziamenti, con un incremento del 14 per cento rispetto all`anno precedente. A questo dato noi vorremmo aggiungere che, nello stesso anno, sono state autorizzate 1 miliardo e 100 milioni di ore di cassa integrazione, che corrispondono a circa 500mila persone fuori dalla produzione per 12 mesi a tempo pieno. Non se la passa meglio l`Europa: le ultime statistiche diffuse dalla Bce dicono che la disoccupazione nell`area euro ha raggiunto il 12 per cento e che ci sono 12 milioni di persone senza lavoro. E quel che è peggio è che non sì vede alcuna inversione di tendenza all`orizzonte.
Per il numero uno del 1`Eurotower, Mario Draghi, è alto il rischio che una serie di fenomeni negativi, a cominciare dal calo della domanda interna, possa rinviare sine die i timidi segnali di ripresa previsti per fine anno.
Fino a quando sarà possibile resistere di fronte a una situazione così? Le ragioni dell`economia reale, non possono più aspettare. Il Presidente della Repubblica ha compiuto due scelte: la prima ridare ruolo al governo Monti; la sua azione, in assenza di un nuovo esecutivo, potrà andare oltre il normale disbrigo degli affari correnti, prevedibilmente fino al mese dì maggio. Sì pensi alla necessità di varare il documento di Economia e Finanza e il
Piano Nazionale delle Riforme, due testi programmatici di politica economica che sono essenziali. La seconda scelta è stata quella di costituire due Commissioni di saggi, che
stanno terminando il lavoro.
In questa situazione si tratta allora di prendere il coraggio a due mani e di agire. Ci sono
singoli provvedimenti, anche di portata limitata, che possono essere adottati subito per dare una risposta concreta alle crescenti preoccupazioni dei cittadini. Quello sugli ammortizzatori sociali, anzitutto. Se c`è un rinvio della ripresa, come dice Draghi, si può sospendere e rinviare anche l`introduzione della nuova Assicurazione Sociale per l`Impiego (Aspi) – voluta dal ministro Fornero – che diminuisce in modo significativo le precedenti tutele. La revisione generale degli ammortizzatori sociali potrà essere affrontata in un altro momento, quando il paese si troverà di nuovo in una situazione di sviluppo.
Questa sarebbe una prima scelta di grande saggezza. C`è poi la questione dei `cosiddetti
esodati. La Commissione parlamentare speciale la scorsa settimana ha chiesto al governo- all`unanimità – di correggere il decreto che attua la salvaguardia dei diecimila lavoratori
rimasti senza reddito individuati nella legge di stabilità. Il decreto non corrisponde infatti a quel testo di legge e peggiora la condizione di chi ha scelto di proseguire volontariamente
il versamento dei propri contributi. Una scelta inaccettabile che va corretta. Questo pronunciamento, che certo è un passo avanti, non ci deve far però dimenticare la
grave situazione che riguarda le centinaia di migliaia di persone rimaste senza reddito a
causa della mancanza di gradualità prevista dalla riforma delle pensioni targata Monti Fornero.
Farsi carico di questo problema non vuol dire solo evocarlo, significa anche trovare le coperture finanziarie necessarie per una sua, pur graduale, soluzione. Viste le
bocciature del passato sull`inasprimento della tassazione dei giochi on-line (che era stata ritenuta inadeguata) e sul contributo di solidarietà del 3 per cento per i redditi superiori ai 150mila euro (che, messo in atto in Francia in modo assai più robusto, si sostiene sia invece inapplicabile in Italia), si tratta di individuare nuove risorse – secondo la Ragioneria dello Stato per alcuni miliardi di euro – che possano alimentare il Fondo costituito per la salvaguardia dei lavoratori oltre i 130mila già previsti. Come abbiamo sopra ricordato, la Commissione dei saggi nominata dal Presidente della Repubblica è al lavoro. Non sappiamo, mentre scriviamo, a quali conclusioni giungerà. Ci auguriamo però che il documento finale, costituendo i prodromi di un futuro programma di governo, possa
essere un lascito importante di Napolitano al proprio successore e all`esecutivo futuro.
Le urgenze del resto sono note e in larga misura condivise.
Non c`è solo la questione esodati. Si deve provvedere allo sblocco del patto di stabilità a favore degli enti locali virtuosi, va rifinanziata la cassa integrazione in deroga. Su questi temi economici esiste già una larga convergenza tra i partiti e ci sono in Parlamento proposte di legge sottoscritte da tutti i gruppi parlamentari nella scorsa legislatura – tra cui la 5103 sul tema delle pensioni, di cui sono il primo firmatario – che attendono solo di essere definitivamente approvate. Il problema più spinoso sarà quello della riforma della legge elettorale. Credo che anche su questo punto però si possa trovare una convergenza
su obiettivi minimi. Serve una normativa che consenta di poter governare a chi ha avuto il maggior numero di voti. Una legge basata sul bipolarismo, in un paese diventato tripolare,
non può più funzionare. Se questi sono i temi occorre formare un governo. Il prossimo Capo dello Stato potrà ridare l`incarico, oggi sospeso, a Pierluigi Bersani, con mandato pieno, per un programma che consideri anche l`elaborazione dei Comitati dei saggi con un chiaro compito limitato nel tempo e nei contenuti.
A ottobre o in primavera si potrebbe tornare al voto con una nuova legge elettorale. Se questo percorso non dovesse funzionare, piuttosto che tornare alle urne per riprodurre nel voto l`attuale situazione di stallo sarebbe preferibile un governo del Presidente che risolva almeno il problema della legge elettorale.





