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Respingere al mittente il ricatto dell’Imu. Le priorità per l’Italia sono altre
Cesare Damiano su Gli Altri del 10/05/2013
Il nuovo governo sta muovendo i suoi primi passi. Adesso il tema è quello delle priorità. Se ci riferiamo agli argomenti economici e sociali è necessario dirimere un primo contrasto tra noi ed il centrodestra a proposito dell`Imu. Berlusconi ne fa una questione di vita o di morte perché pensa che sia meglio stare in una campagna elettorale permanente. Per questo vuole una abolizione totale dì questa tassa, anche se questo contraddice i più elementari principi di giustizia sociale. Non riesco a capire per quale motivo chi ha un alto reddito (per parlare di noi pensiamo ad un parlamentare o ad un consigliere regionale) non dovrebbe pagare l`Imu sulla prima casa. Perché non dovrebbe pagarla Berlusconi?
Un conto è essere d`accordo su una sua rimodulazione, un altro è la sua cancellazione. Ci sono proposte che possono favorire un accordo, se il Pdl non farà prevalere un puro istinto propagandistico. Ad esempio Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, ha proposto che l`Imu non si applichi soltanto a chi ha una sola casa. Mi sembra una buona proposta. Oppure torniamo alla formula del governo Prodi ai tempi dell`Ici, dalla quale venivano esentati i redditi medio-bassi.
Io penso che il Partito democratico debba esprimere una totale contrarietà nei confronti della abolizione di questa tassa, soprattutto perché mancherebbero le risorse necessarie agli interventi che prevediamo di fare a vantaggio dell`impresa e della occupazione.
Tutti sappiamo con certezza quanto sia corta la coperta. Per noi le priorità sono altre: le risorse per la cassa integrazione in deroga, valutabili in un miliardo e mezzo di euro per il 2013, altrimenti ci sarebbe il rischio di mettere per strada altre 700.000 lavoratori che si aggiungerebbero ai milioni di disoccupati già esistenti; la soluzione del problema delle pensioni, per il quale occorre agire in due direzioni: rifinanziare il Fondo per la salvaguardia dei lavoratori, costituito con la precedente legge di Stabilità per allargare, oltre gli attuali 130.000, la platea dei lavoratori sottratti alle norme previste dall`infausta legge Fornero sulla previdenza.
Il costo di questa operazione, da qui al 2015, è di circa 3 miliardi di euro. La seconda direzione è quella di introdurre nell`attuale sistema un principio di gradualità e di flessibilità: a questo proposito è già stata depositata una proposta di legge (Damiano, Baretta, Gnecchi e Lenzi) che prevede di introdurre la possibilità di scelta nell`uscita dal lavoro verso la pensione in un`età compresa tra i 62 e i 70, avendo maturato 35 anni di contributi.
Il sistema può prevedere penalizzazioni fino a 65 anni di età ed incentivi al di sopra dei 66 anni; la terza questione riguarda gli incentivi all`occupazione: per noi una strada è sicuramente quella di ridurre il cosiddetto cuneo fiscale. Questa operazione si fece già al tempo dell`ultimo governo Prodi: all`epoca esso fu tagliato di 3 punti percentuali sul- l`intera platea degli occupati a tempo indeterminato, con un costo strutturale annuo di 5 miliardi di euro che andarono a vantaggio del sistema delle imprese.
Oggi si potrebbe prevedere questo interv





