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Convenzioni di Istanbul, dalle parole ai fatti
Anna Rossomando su Europa del 4/6/2013
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Grande è lo sdegno ogni volta che una donna cade vittima della violenza, sia quella dei partner, sia quando l’abuso viene da un estraneo: gli stupri, le violenze, le uccisioni. Si parla infatti di “femminicidio” per indicare non solo l’omicidio di una donna, ma anche tutti gli atti di violenza e di attacco alla dignità delle donne.
Solo pochi giorni fa alla camera abbiamo ratificato la convenzione di Istanbul, un passo importante perché si tratta di uno strumento legislativo vincolante per proteggere le donne da qualsiasi forma di violenza, ma non ancora risolutivo.
Con la mozione a prima firma del capogruppo Roberto Speranza, vogliamo fare un altro passo importante, perché sentiamo la responsabilità di andare oltre lo sgomento che ci prende ogni qual volta apprendiamo un nuovo fatto di cronaca. Vogliamo impegnarci e impegnare il governo a rispettare i numerosi obiettivi lì contenuti. Azioni concrete e visibili. Tra quelle da realizzare, ricordiamo: provvedere alla formazione specializzata di tutti gli operatori sociali, sanitari o giudiziari che vengono a contatto o prestano assistenza alle vittime; iniziative per rendere omogeneo lo sviluppo di servizi idonei all’assistenza di vittime di violenza sessuale o domestica presso i pronto soccorso ospedalieri; l’obbligo per questure e commissariati della presenza nei propri uffici di personale competente a ricevere le denunce o querele da parte di donne vittime di reati; programmi di assistenza specifica dei minori.
Chiediamo che ci sia un codice di deontologia, nel giornalismo e nella pubblicità e nei palinsesti tv, per il rispetto della dignità delle donne e della soggettività femminile. Chiediamo risorse economiche per ripristinare il fondo contro la violenza alle donne e per non chiudere i centri anti-violenza, l’istituzione in tempi rapidi di un osservatorio permanente sulla violenza contro le donne, un piano nazionale antiviolenza di concerto con le regioni e gli enti locali, una campagna di sensibilizzazione che spinga le vittime a denunciare l’accaduto.
È necessario inoltre conoscere l’efficacia di quanto si sta facendo nel nostro territorio, e per questo in commissione giustizia abbiamo deliberato un’indagine conoscitiva sullo stato di attuazione delle normative già esistenti, e delle migliori pratiche già sperimentate dalle regioni. Finiremo a settembre, quando discuteremo anche le proposte di legge che sono e verranno presentate per attuare la convenzione di Istanbul.
Il “femminicidio” è un fenomeno che coinvolge ed è parte essenzialmente della relazione molto personale tra singoli. Eppure con la discussione di oggi in aula vogliamo affermare quanto sia pubblica la sua rilevanza e quindi la responsabilità che deve essere assunta.
Perché, lo sappiamo, i gravi fatti di violenza che ci feriscono tutte e tutti a morte sono fatti che nascono nella cultura della nostra società, dai rapporti di potere che la strutturano, dalla contraddizione tra i traguardi raggiunti in tema di diritti dell’era moderna e la loro effettività, dall’incapacità di gestire la conflittualità dei rapporti tra i generi.
Per questo è necessario assumerci ora degli impegni concreti.
Ciò che desideriamo è che la rappresentazione dell’immagine femminile non sia quella delle vittime, ma quella di donne protagoniste del loro destino. Innanzitutto quello di vedersi pienamente realizzate come persone.
Con la mozione di oggi noi tutti, donne e uomini, dichiariamo l’aspirazione di vedere il nostro impegno tradursi in un cambiamento all’altezza dei principi a cui ci siamo richiamati votando la ratifica della Convenzione di Istanbul.





