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Decreto equilibrato, ma servono integrazioni

Cesare Damiano su Europa del 29/6/2013

Dopo molti annunci è finalmente arrivato il decreto sulla occupazione. Anche questa misura si inserisce nella logica del “passo dopo passo” che caratterizza l’azione del governo. I condizionamenti sono oggettivi ed hanno una duplice natura. Il primo è politico ed è interno alla maggioranza che sostiene il governo stesso. Nessuna scelta può essere compiuta se va a scontrarsi con profonde convinzioni o bandiere che appartengono allo schieramento di destra o di sinistra.

Si pensi al tema della giustizia. Il secondo è economico: sappiamo che le risorse a disposizione non sono sufficienti a soddisfare le esigenze di tutti. Le sparate propagandistiche di alcuni esponenti del centrodestra che dichiarano, una settimana sì e l’altra anche, di voler far cadere il governo perché non si è risolto in modo soddisfacente il problema dell’Iva o dell’Imu, per il momento lasciano il tempo che trovano.

Il presidente del consiglio è riuscito fin qui a dribblare gli ostacoli maggiori ed a sminare il terreno contrapponendo alla demagogia la soluzione, anche se parziale, di alcune emergenze del paese. I debiti della pubblica amministrazione verranno gradualmente restituiti; il rifinanziamento di un altro miliardo di cassa integrazione in deroga è oggetto di un decreto adesso all’esame del Senato (purtroppo non ancora operativo); l’Imu verrà rimodulata; l’Iva viene rimandata di tre mesi ed il decreto sul lavoro verrà esaminato tra breve dalle Camere. Di questi risultati tutti i partiti che sostengono il governo sono, al tempo stesso, contenti e scontenti.

La priorità del Partito democratico non è certo l’Imu, ma questo non ci impedisce di essere disponibili ad un confronto serio per una soluzione ragionevole, purché il centrodestra non pretenda di prosciugare tutte le disponibilità lasciando senza risorse sufficienti i temi sociali. Con il pacchetto lavoro ci siamo incamminati sulla buona strada. La cifra di un miliardo e mezzo di euro consente di fare alcune operazioni utili: in primo luogo c’è un intervento sul costo del lavoro, che vede una decontribuzione del 33% sulle nuove assunzioni di giovani e sulle stabilizzazioni; inoltre c’è anche un incentivo per gli ultra cinquantenni. Siamo ben distanti dalla diminuzione strutturale del cuneo fiscale realizzata dal governo Prodi nel 2007: in quella occasione si intervenne sulla platea dei lavoratori a tempo indeterminato, oltre 10 milioni di persone, con uno sconto di tre punti valutato in un risparmio per il sistema delle imprese di 5 miliardi di euro all’anno.

Nel secondo tempo evocato dal ministro Giovannini, che coincide con la presentazione della nuova Legge di stabilità, si dovrà andare in questa direzione al fine di rendere pienamente efficace questo intervento di stimolo alle imprese per la competitività e la occupazione. Il decreto, pur nella limitatezza delle risorse disponibili, ha un suo equilibrio tra interventi per la flessibilità in entrata (fatti con il cosiddetto cacciavite) a correzione della riforma Fornero ed intervento sul cuneo fiscale.

Ulteriori modifiche, come quella di cui si parla, relative alla eventuale adozione sperimentale di flessibilità stile Expo, possono essere adottate soltanto a due condizioni: che la modifica sia preventivamente ratificata da una intesa (avviso comune) con tutte le parti sociali e che si inserisca in un contesto di sostegno strutturale alla occupazione a tempo indeterminato. Altrimenti c’è il rischio che prevalga il ritorno alla cattiva flessibilità, giustificato dalla situazione di emergenza occupazionale. Sui contenuti del decreto vorremmo suggerire al governo alcune integrazioni. La prima riguarda la platea dei giovani: conosciamo i limiti imposti dalla Unione europea, ma l’esclusione della fascia d’età compresa tra i 30 ed  i 35 anni penalizza persone che sono sempre più soggette a disoccupazione e precarietà e che hanno, in molti casi, carichi familiari.

La seconda è relativa alle Partite Iva autentiche: si tratta di una occupazione che coinvolge moltissimo i giovani. Sarebbe opportuno congelare l’aumento penalizzante dei contributi previdenziali anche per il 2014, in attesa di una soluzione strutturale del problema. La missione dei giorni scorsi del presidente del consiglio in Europa ha dato alcuni frutti. Siamo riusciti a concentrare i 6 miliardi di risorse della “garanzia giovani” (destinata ai 27 paesi) nei prossimi due anni, anziché spalmarla su tempi più lunghi rendendola inefficace. A questa risorsa verranno aggiunti altri 2 o 3 miliardi. Altri passi in avanti.

Se questa è la filosofia il governo non deve però commettere l’errore di non verificare la concretizzazione delle scelte. Sulla cassa integrazione in deroga mancano le firme del ministero del Lavoro per distribuire le risorse alle Regioni. Tutto è ancora bloccato e c’è il rischio che le piccole aziende, in assenza di coperture, passino ai licenziamenti creando una situazione socialmente ingovernabile. I piccoli passi non vanno d’accordo con lo scaricabarile burocratico. Il governo deve dare subito una risposta.