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Damiano: “Avanti con le stabilizzazioni, poi tocca alle pensioni”
Intervista a Cesare Daminao su Il Messaggero del 24/8/2013, di Luca Cifoni
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Bene la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione, che ora va approvata dal Consiglio dei ministri: ma il governo deve dare in tempi brevi segnali anche sul rifinanziamento degli ammortizzatori in deroga e sulla flessibilità delle pensioni. Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera, ricorda che già il governo Prodi alcuni anni fa aveva tentato di affrontare il nodo dei dipendenti pubblici a tempo con forme di stabilizzazione progressiva. E dunque vede con favore il provvedimento del ministro D’Alia.
Sarà la volta buona per dire addio al sistema delle proroghe?
«Naturalmente mi riservo di leggere i dettagli del decreto, ma si va nella direzione giusta. La stabilizzazione aiuta a risolvere il problema dei dipendenti pubblici che alla scadenza del contratto andrebbero ad aggiungersi agli oltre tre milioni di disoccupati; ma serve anche al buon funzionamento della pubblica amministrazione, visto che stiamo parlando di persone ormai integrate nella macchina pubblica, che garantiscono servizi essenziali. Si passa per il concorso e questo è importante. E giustamente con norme più stingenti si pongono le premesse per evitare che questa situazione si crei di nuovo in futuro».
Però è un po’ difficile che possano essere assorbiti tutti i 150 mila dipendenti di cui si parla.
«Ma almeno sarà possibile per una prima tranche. Naturalmente per questo tipo di operazioni serve gradualità: per la stabilizzazione dei precari ma anche per l’estensione della validità delle graduatorie, altro tema su cui siamo impegnati da tempo, che riguarda 70 mila persone: non è giusto rifare i concorsi, con conseguente spreco di denaro pubblico, quando ci sono già vincitori e idonei che possono essere immessi nella pubblica amministrazione. Su entrambi i fronti precari e vincitori di concorso una soluzione più complessiva potrà arrivare quando ci si deciderà a rivedere il patto dí stabilità che impedisce alle amministrazioni virtuose di assumere, oltre che di investire. Va allentato il blocco del turn over e bisogna svecchiare la pubblica amministrazione».
Obiettiva non facile con i requisiti richiesti per la pensione dopo la riforma.
«Infatti quella riforma va cambiata: bisogna andare verso il modello di uscita flessibile tra i 62 e i 70 anni, non solo per i dipendenti pubblici ma per tutti i lavoratori. Su questo punto, come sul rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, mi aspetto che il presidente del Consiglio dia segnali concreti nel consiglio dei ministri che dovrà decidere sull’Imu».
Vede consenso nella maggioranza sugli aggiustamenti alla legge Fornero?
«Mah, vedo qualche resistenza nel centro-destra. Io sono d’accordo con Brunetta sul fatto che serve una cabina di regia politica, però lui pretende che l’Imu sia tolta a tutti, il che è assurdo, ma poi non sembra molto interessato a discutere delle altre priorità».
A parte il nodo dei precari, il pubblico impiego ha i contratti bloccati e quindi gli stipendi fermi fino al 2014. Pensa che su questo punto ci possa essere qualche novità?
«Anche su questo tema è necessari dare qualche segnale. È vero che il blocco è stato prorogato, ma si possono aprire tavoli, discutere della parte normativa, dare il via alla contrattazione decentrata. E si può ragionare su aumenti che scattino dal 2015».





