Homepage parlamentari news Rassegna stampa democratica
Damiano: la Fiat non può impedire normali relazioni sindacali
Cesare Damiano su L’Unità del 2/8/2013
–
La Fiat farebbe bene a tenere separato il problema della rappresentanza sindacale da quello delle scelte strategiche che riguardano l`allocazione della produzione delle vetture. Pare però che Sergio Marchionne non ne voglia sapere.
Si tratta di un nuovo errore che il management dell`azienda commette, dopo aver scelto la strada dell`esclusione del sindacato maggiormente rappresentativo dai suoi stabilimenti. Adesso abbiamo la sentenza della Corte costituzionale che ha giudicato illegittima la norma contenuta nell’articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, dopo la modifica intervenuta con lo sciagurato referendum del 1995. In pratica, il testo originario dello Statuto del 1970 prevedeva la possibilità di costituire la propria rappresentanza aziendale ai sindacati maggiormente rappresentativi sul piano nazionale.
Abolito questo capoverso con il referendum del `95, sostenuto tra gli altri anche dalle formazioni politiche di estrema sinistra e dalla sinistra sindacale della Cgil, è sopravvissuta la norma successiva che prevede la possibilità di nominare propri delegati nei luoghi di lavoro soltanto ai sindacati firmatari degli accordi applicati nell’unità produttiva stessa.
Da qui l`esclusione della Fiom, in quanto non firmataria del contratto dell`automobile voluto da Marchionne dopo l`uscita di Fiat da Confindustria. Adesso si tratta di correre ai ripari con l`obiettivo fondamentale di riportare la normalità nelle relazioni industriali del Gruppo. Per tagliare questo traguardo occorre, a mio avviso, un disarmo bilaterale e la ricerca di un equilibrio tra le opposte convinzioni.
La Fiat denuncia, dopo la sentenza della Corte, «un vuoto e un`incertezza». E dichiara che «così è impossibile lavorare e governare gli stabilimenti. Il governo ci aveva promesso di intervenire, ma non si è ancora visto nulla. Abbiamo le condizioni necessarie per realizzare i modelli dell`Alfa ovunque nel mondo». È ovvio che dobbiamo opporci a qualsiasi ipotesi di sradicamento dell`azienda dal territorio nazionale. Oggi è anche previsto un incontro tra Marchionne e Landini, ma nulla ci fa presagire che si tratti di qualcosa di risolutivo o anche solo l`anticamera di un accordo.
Naturalmente, la speranza è l`ultima a morire. La posta in gioco è troppo alta perché tra i contendenti non si cerchi una via di uscita. Lo scambio, se così si può dire, è già leggibile se esaminiamo gli avvenimenti fin qui accaduti. La Fiat vuole che gli accordi approvati a maggioranza siano rispettati da tutti. La Fiom accetta solo il vincolo del mandato dei lavoratori attraverso il referendum. La Fiat pretende sanzioni ai sindacati trasgressori delle regole.
La Fiom chiede di avere la propria rappresentanza negli stabilimenti. È componibile questo dissidio? Niente è impossibile, se prevale l`obiettivo di ripristinare normali relazioni industriali, se c`è un reciproco riconoscimento e se si riprende, dato non trascurabile, la strada dell`unità del sindacato dei metalmeccanici.
Per parte sua la politica non è stata ferma. Nella commissione Lavoro della Camera sono state «incardinate» da tutti i partiti le proposte di legge che riguardano il tema della rappresentanza e della rappresentatività sindacale.
Quella del Pd propone di ripristinare l`articolo 19 dello Statuto dei lavoratori com’era stato concepito nel 1970:
i sindacati maggiormente rappresentativi sul piano nazionale possono nominare o eleggere i propri delegati nei luoghi di lavoro. Potrebbe essere un buon punto di partenza che, nel corso della discussione, potrebbe venire completato ed arricchito tenendo conto dell`accordo recentemente intervenuto tra Cgil, Cisl, Uil e Confindustria e di eventuali clausole di raffreddamento del conflitto sindacale che le parti sociali potrebbero suggerire. Il governo tenga conto di questo lavoro in corso e della necessità di convocare Fiat e sindacati per ricercare la strada di un`intesa, visto che l`azienda ha chiesto per la prima volta un intervento dell`esecutivo.
È in gioco un pezzo fondamentale del nostro apparato produttivo e del futuro delle relazioni sindacali.





