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Non siamo una corrente, parliamo a tutti i candidati

Cesare Damiano su Europa del 28 agosto 2013

Con Vannino Chiti, Pietro Folena, Mimmo Lucà e con tanti altri amici e compagni abbiamo promosso la “Costituente delle Idee”. Si tratta di una iniziativa che vuole favorire il dibattito più ampio possibile in vista dell’appuntamento congressuale del Pd e alla quale hanno già aderito oltre 50 parlamentari: presenteremo il nostro documento in molte iniziative territoriali a partire dal mese di settembre e l’8 alla Festa nazionale di Genova.

Come abbiamo detto fin dall’inizio non vogliamo formare l’ennesima corrente né sostenere alcun candidato. A noi interessa che i contenuti rappresentino la leva fondamentale per definire la nostra proposta politica e per ricostruire l’identità di un partito disorientato e ferito da lunghi mesi di discussioni laceranti dopo la sconfitta elettorale.
Vogliamo uscire da un dibattito tutto concentrato sui leader e disattento ai problemi, drammatici ed urgenti, della nostra gente.

Nell’incontro tenuto nel luglio scorso con i gruppi parlamentari, Enrico Letta ci ha sollecitati a pretendere che il governo renda concrete le priorità economiche, sociali ed istituzionali che costituiscono il programma illustrato nel suo discorso di insediamento.

Abbiamo preso alla lettera questo suggerimento. Non a caso insistiamo sul fatto che il Pd debba far emergere con maggiore forza le sue priorità, altrimenti si corre il rischio che tutto il dibattito sia concentrato solo sui temi sollevati dal centrodestra: l’Imu e il cosiddetto salvacondotto per Berlusconi.

Per quanto riguarda la tassa sulla prima casa ha ragione il ministro Delrio: essa non deve essere totalmente cancellata perché i cittadini più ricchi, che la possono pagare, debbono contribuire in termini solidaristici al risanamento dell’Italia. Questa tassa, che esiste in tutti i paesi del mondo, va tolta solo ai redditi medio-bassi per un fatto di equità sociale e per non bruciare inutilmente risorse sull’altare della propaganda elettorale del centrodestra. Eliminarla per l’80% dei cittadini sarebbe già un grande risultato.

Sembra invece di essere tornati alla politica dei due tempi: il primo dei quali, secondo alcuni pasdaran stile Santanchè, dovrebbe soddisfare soltanto le richieste elettorali del Pdl, altrimenti cade il governo, mentre le priorità del Pd possono aspettare. Questa situazione va ribaltata perché il centrodestra sta davvero esagerando con i ricatti all’esecutivo e con la pretesa di poter dettare le regole del gioco continuando la sua ossessiva e monocorde campagna elettorale sull’Imu o con la richiesta di una soluzione politica per i guai giudiziari di Berlusconi (chiederanno la grazia per ogni processo?). Su quest’ultimo punto dev’essere chiaro che non ci saranno tentennamenti e che il Pd voterà per la decadenza dell’ex premier.
Tocca a noi, adesso, prendere in mano la situazione andando a vedere il bluff dei falchi del centrodestra.

Come ha giustamente detto Eugenio Scalfari nel suo editoriale su Repubblica del 18 agosto scorso: «Il Pd deve imprimere al governo la sua tonalità che finora è mancata. A cominciare dalla legge elettorale. A nuovi progetti per l’occupazione. Alla programmazione di nuovi strumenti dei fondi europei per investimenti e opere sociali…».

Anche noi insistiamo su questo punto e abbiamo chiesto con forza una cabina di regia del governo prima del consiglio dei ministri di fine mese (unico argomento che ci vede concordi, per motivi opposti, con Brunetta), che riassuma tutte le priorità: per noi, che ascoltiamo il paese reale, in cima ad ogni cosa c’è il problema del rifinanziamento della cassa integrazione in deroga; le correzioni al sistema previdenziale: esodati, uscita flessibile verso la pensione compresa tra 62 e 70 anni e ricongiunzioni gratuite; la diminuzione della pressione fiscale su imprese e lavoro. Mentre, sul fronte istituzionale, dobbiamo assolutamente approvare a tempi brevi una nuova legge elettorale che cancelli la schifezza del Porcellum.

Per realizzare questi obiettivi, che vanno assolutamente perseguiti per far uscire il paese dalla crisi e agganciare i primi, timidi segnali di ripresa, il governo deve proseguire la sua azione: abbiamo apprezzato il decreto del ministro D’Alia sulla pubblica amministrazione che si propone di risolvere il problema dei precari, dei vincitori e idonei di concorso e che riapre le assunzioni nella scuole e tra i vigili del fuoco.

Piccoli passi, che si sommano a quelli precedenti sull’occupazione giovanile, ma da qui dobbiamo ripartire, con il nostro programma portato nelle feste democratiche, nelle piazze e nei circoli, per dare un orizzonte, un cuore e un’anima al nostro partito e alla nostra azione politica.

Nel documento della “Costituente delle Idee” indichiamo alcuni punti essenziali che vorremmo approfondire e affinare nei dibattiti che organizzeremo: il riformismo; l’europeismo; l’antiliberismo; la nostra avversione al populismo; il nostro sostegno allo sviluppo sostenibile e alla rinascita del Mezzogiorno; la centralità dei “lavori”, di uno stato sociale equo e inclusivo e di un piano straordinario per l’occupazione giovanile; la parità solidale, a partire da quella delle donne vittime di violenze e di soprusi; il no al presidenzialismo.

Su questa trama di proposte chiederemo un confronto senza pregiudizi a tutti coloro che si candideranno alla guida del Partito democratico (Civati, Cuperlo, Pittella, Renzi?) perché crediamo davvero che la scelta del nuovo segretario dipenda essenzialmente dai programmi che intende proporre al paese e chiederemo una opinione sui contenuti del nostro documento a tutti i leader delle varie “sensibilità” del partito.

Come abbiamo già detto, vogliamo un congresso che parta dai circoli, che si confronti sulle idee e che sia liberato dai rigidi condizionamenti delle fazioni o delle correnti. Crediamo che sia utile separare, in questa situazione, l’incarico di segretario di partito da quello del leader del centrosinistra per approdare a una riscrittura dell’identità del Pd che faccia tesoro della parte più positiva della nostra storia di questi anni: la contaminazione e l’incrocio tra le migliori esperienze del solidarismo cattolico, del socialismo democratico europeo, del pensiero liberale e della cultura ambientalista.