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Carceri, ascoltiamo Napolitano. Un diverso sistema delle pene non contraddice il diritto alla sicurezza

Anna Rossomando su Europa dell’11/10/2013

Il messaggio di Napolitano alle camere ha il grande merito di aver riproposto all’attenzione del legislatore il dramma delle carceri, di cui ha parlato con passione e senza secondi fini. È di conforto, per chi del tema si occupa da sempre, che ci sia un appello così pressante per scuotere le coscienze e arrivare a una soluzione.

Il presidente della Repubblica ha indicato una strada in parte già intrapresa dal parlamento, con l’approvazione dei recenti provvedimenti in tema di pene alternative e correzioni di automatismi frutto della legislazione passata. Una legislazione – qui sta la contraddizione evidente in cui si trova il centrodestra, che l’ha in gran parte determinata – molto improntata a un’idea securitaria per la quale basta prevedere nuove fattispecie di reato o inasprire le pene per dire di aver fatto qualcosa per la sicurezza dei cittadini.

Un’idea sbagliata di cui è figlia, tra l’altro, l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, non prevista dalla legge Bossi-Fini sull’immigrazione ma inserita nel “pacchetto sicurezza” dell’allora ministro dell’interno Roberto Maroni. Con i recenti provvedimenti, in questi ultimi mesi – alcuni d’iniziativa parlamentare come il ddl sulla messa alla prova e pene alternative al carcere, altri frutto del lavoro del ministro Cancellieri – si è impostata la questione nei termini corretti, perché essi tendono a un sistema nel quale la detenzione in carcere sia l’extrema ratio e non l’anticipazione di una condanna che ancora nessun giudice ha irrogato, o il modo più facile per correggere i comportamenti di chi ha un debito con la società che potrebbe essere onorato in altro modo, con percorsi alternativi che mirino a restituire alla società una persona migliore.

A noi pare sensato proporre una soluzione strutturale al problema del sovraffollamento degli istituti di pena, rimuovendo le leggi (come si è cominciato a fare due giorni fa) che hanno contribuito in maniera determinante a creare il problema: la legge Bossi-Fini sull’immigrazione e la legge Fini-Giovanardi sul consumo di droghe. Crediamo che il parlamento e il governo possano e debbano utilmente impegnare le loro energie per completare le riforme già in parte avviate.

La discussione che faremo nella commissione giustizia e in aula a partire dal messaggio del capo dello stato sarà un’ottima occasione per impostare il tanto lavoro che resta da fare. È urgente intanto individuare in concreto quali sono i reati che provocano il sovraffollamento delle nostre carceri e quali sono le soluzioni “altre” , anche per tutelare la sicurezza dei cittadini.

Un diverso sistema delle pene, più umano e volto al recupero della persona, non è in contraddizione con il diritto alla sicurezza di tutti. Con questo approccio, si dovranno quindi definire i contorni di eventuali provvedimenti di clemenza, che a quel punto interverrebbero in un quadro complessivamente mutato: non più uno svuota-carceri provvisorio, che esaurirebbe i suoi benefici nel giro di pochi mesi com’è avvenuto in passato (ad esempio con l’indulto del 2006), bensì un intervento complementare a una legislazione migliore di quella che abbiamo ora.

È bene chiarire subito – è stato già fatto dal Pd ma repetita juvant – che non si tratta di porre in essere alcuno scambio sulla giustizia, né si può pensare che questa fosse la motivazione che ha spinto a intervenire il presidente Napolitano. Anche perché la delimitazione del perimetro di qualsiasi provvedimento di clemenza spetta al parlamento.

Cerchiamo dunque, tutti, di valutare l’alto monito del capo dello stato come merita, cioè come l’invito a farci carico di un problema drammatico con serietà e responsabilità. Così renderemo migliore la giustizia, della quale è ora che si possa ricominciare a discutere lontano dai cancelli di Arcore.