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Questa legislatura è finita da noi la mossa per chiuderla
Intervista ad Andrea Giorgis su la Repubblica del 26/11/2013 – di Vera Schiavazzi
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“LA LEGISLATURA regionale deve essere considerata chiusa. Il Pd deve presentare, e su questo c’è il pieno consenso del partito e degli interessati, le dimissioni irrevocabili di tutti i suoi consiglieri regionali e di tutti coloro che potrebbero subentrare al loro posto. E intanto deve dialogare con tutte le altre forze politiche per giungere alla soglia dei 31 consiglieri dimissionati, in modo che da questa iniziativa politica derivi lo scioglimento del Consiglio”.
Andrea Giorgis, deputato e presidente del Pd regionale, è duramente provato dall’influenza ma visibilmente soddisfatto quando, a sera, ottiene il risultato nella riunione della segreteria piemontese: le dimissioni non sono più rinviabili, il Pd non può restare nell’angolo dopo la condanna definitiva di Michele Giovine per lo scandalo delle firme false e il rinvio a giudizio della maggior parte dei membri del Consiglio Regionale con l’accusa di avere usato impropriamente fondi pubblici o di avere addirittura commesso delle truffe. Col risultato, però, si apre anche quella che potrebbe essere un’altra, sanguinosa battaglia interna dopo i congressi e le primarie: quella per la scelta del candidato alla presidenza: Sergio Chiamparino? Piero Fassino (che in caso di voto nel 2014 sarebbe penalizzato dalla necessità di anticipare anche il voto comunale)? Oscar Farinetti?
Giorgis, ma davvero questa volta i consiglieri regionali del Pd, che sono 13, si dimetteranno tutti? Senza se e senza ma?
“Davvero. E’ opinione unanime che il distacco tra i cittadialtri, ni piemontesi e l’istituzione Regione sia ormai incolmabile. Non si può più procrastinare, come magari sarebbe stato legittimo fino a qualche mese fa in nome del senso di responsabilità.
Ora questa stessa responsabilità ci impone di essere noi a prendere l’iniziativa politica”.
E’ convinto che troverete adesioni fuori dal Pd, abbastanza per arrivare a quota 31?
“Sì. Credo che ci si possa arrivare anche molto rapidamente, alcune forze politiche come Sel e Rifondazione, hanno già espresso la loro disponibilità, come gli esponenti del Movimento 5 Stelle, dovranno essere interpellati e scegliere tra partecipare a questa iniziativa o restare a fare da stampella alla giunta Cota. Una giunta che, ricordiamolo, è nata male, con una lista alleata che non avrebbe dovuto partecipare al voto, ed è proseguita peggio”.
Quali saranno le vostre prossime mosse?
“Entro pochi giorni, forse già lunedì, terremo una direzione regionale e subito dopo se necessario anche un’assemblea per lanciare l’iniziativa pubblica a sostegno delle dimissioni per lo scioglimento del Consiglio regionale. Come è già avvenuto altrove, per esempio in Lazio, il Pd deve farsi promotore di un messaggio che parli a tutte le forse sociali, all’associazionismo, alla chiesa: mettere fine alla legislatura e andare al voto è oggi la scelta migliore per il Piemonte, l’unica in grado di restituire credibilità alla Regione e dunque di consentirci di uscire dalla crisi politica e economica che ci stringe”.
Se questo è il quadro, con quali programmi e con quali candidati pensate di affrontarlo?
“Quanto ai programmi, che sono la base di partenza, le prossime riunioni saranno dedicate proprio a questo: individuare le nostre priorità per il Piemonte sulle quali costruire la campagna elettorale che, speriamo, ci sarà nel 2014”.
E i candidati? Uno o più di uno?
“Certamente più di uno, è naturale in un grande partito come il Pd. Ma io credo che un uomo come Sergio Chiamparino debba essere coinvolto in questo processo, e spero che voglia riavvicinarsi al dibattito su programmi e contenuti”.
C’è stato un allontanamento?
“Non credo. Ma dato il ruolo che Chiamparino ricopre alla guida di una grande fondazione bancaria è pacifico che in questo periodo non abbia partecipato al dibattito interno al partito. Ora dobbiamo chiedergli di tornare a parlarne e di collaborare a definire le nostre priorità”.





