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Sergio Cofferati: “Questa è la fine del movimento dei forconi, ma il malessere rimane”

Intervista a Sergio Cofferati su Il Giorno del 19/12/2013 – di Rita Bartolomei

SERGIO Cofferati, lei di piazze se ne intende. Portò milioni di persone al circo Massimo per dire no all’abolizione dell’articolo 18. Era il 2002. Invece i Forconi hanno fatto flop. La marcia su Roma è diventata una marcetta.
«Me l’aspettavo. Troppe divisioni. Le manifestazioni che hanno fatto scalpore nei giorni scorsi non erano molto partecipate».

Violente, però.
«E proprio quello ha dato visibilità alla protesta. Che ha bloccato le città e ha conquistato una grande eco. Ma non sono mai state manifestazioni di massa».

La preoccupazione era grande.
«Per l’aggressività, l’interruzione del servizio pubblico, la minaccia alle persone».

E ora il movimento è finito?
«Mah… In parte sì. Anche se le ragioni del malessere di alcuni rimangono. Ma è difficile che questo malessere possa essere rappresentato da un soggetto così, opaco negli obiettivi».

Le piazze continuano a bruciare.
«Ed è molto importante non sottovalutarlo. Il governo deve dare risposte efficaci ad alcune sollecitazioni, anche confuse».

Il tema qual è?
«Uno su tutti. Il Paese sta pagando gli effetti della recessione. Abbiamo bisogno di un processo di crescita per ridare prospettive».

Letta e Renzi cosa dovrebbero fare?
«Letta soprattutto, Renzi non governa. La cosa principale è una, concentrare le energie sulle politiche per lo sviluppo».

Come?
«Investimenti pubblici in grado di trainare quelli privati. A questo punto immagino che la domanda sia: e i soldi dove si trovano? Rispondo: c’è bisogno di un contributo straordinario da parte di chi ha maggior reddito».

Cofferati, vuole tassare i ricchi?
«No, la ricchezza. Eurobond, tassa sulle transazioni fiscali e lotta all’evasione. Per ora vedo cose ancora molto confuse. Il governo, fin qui, non ha prodotto un’azione efficace per lo sviluppo. Questo è un problema».

Intanto nelle piazze mi mescolano proteste di ogni tipo. La gente ormai vive accampata.
«E continuerà a farlo. Che un movimento violento come i Forconi non trovi consenso è un bene, io sono contento che sia andata così. Ma a questo punto, a maggior ragione, bisogna rispondere a quello che hanno cercato di rappresentare. Guai a dire: i Forconi hanno fallito, e proseguire come se nulla fosse… Il monito di Napolitano sulle piazze è del tutto condivisibile».

I Forconi hanno urlato al presidente: «Vattene». È un obiettivo comune con Renzi?
«No, no, Renzi non è in alcun modo accumulabile ai Forconi».

Però i rapporti con Napolitano non sembrano idilliaci…
«Il problema che ha Renzi è un altro. Deve stimolare il governo a fare delle scelte. Nella coalizione attuale il partito di maggioranza è il Pd. E al Pd verranno attribuiti prevalentemente i risultati dell’esecutivo».
Per questo il sindaco di Firenze vorrebbe un rimpasto? Magari partendo proprio dal ministro del Lavoro?
«I risultati si ottengono se c’è un orientamento che produce azioni efficaci. Il problema non sono le persone, ma le scelte».