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MALATI PSICHICI: NO ALLA DELIBERA SUI GRUPPI APPARTAMENTO

IL GRUPPO PD CHIEDE DI BLOCCARE LE NUOVE REGOLE CHE FAREBBERO GRAVARE SU COMUNI E FAMIGLIE I COSTI DEL SERVIZIO. NO ANCHE DAGLI PSICOLOGI E DAI GESTORI.

L’assessore Cavallera ritiri la delibera sulla riorganizzazione dei gruppi appartamento per malati psichici, vuole far pagare a utenti e Comuni i costi del servizio finora fornito dalla Regione, rischia di costare il posto di lavoro a centinaia di persone e di far finire una esperienza positiva nella cura delle malattie mentali.

Lo ha chiesto oggi per il gruppo regionale PD Aldo Reschigna e Nino Boeti  in una conferenza stampa cui hanno anche partecipato rappresentanti delle associazioni che si occupano del settore e di psicologi che vi operano.

“La Giunta vuole aprire una nuova profonda ferita”, ha spiegato il capogruppo regionale PD Aldo Reschigna, “nel solco già tracciato di creare risparmi in sanità scaricando i costi sulle politiche sociali, in ultimo sui Comuni e le famiglie”.

La delibera prevede infatti una riduzione delle tariffe ai gestori del servizio, una partecipazione delle famiglie dei pazienti fino al 60%, cioè circa 1400 euro al mese, pesanti interventi strutturali sulle case abitate e sulla tipologia di operatori che lavorano nei circa 350 gruppi appartamento che assistono 1500 pazienti. “Questo determinerebbe il taglio pesante delle strutture e dei posti di lavoro, in particolare per gli psicologi, e la fine di una pratica terapeutica che ha dato frutti positivi”, ha spiegato il consigliere regionale Nino Boeti.

La giustificazione è la necessità di aderire alle prescrizioni del piano di rientro per la sanità. “Non si facciano colpi di mano alla fine della legislatura”, ha aggiunto Boeti, “Non è possibile immaginare costi per le famiglie così alti. I 20 milioni di euro che si risparmierebbero sarebbero pesanti per Comuni e famiglie, briciole per un bilancio che supera gli 8 miliardi di euro come quello sanitario”.

Critiche al tavolo tecnico che ha partorito la delibera sono venute dai gestori e dagli psicologi che lavorano nei gruppi appartamento. La richiesta è di aprire davvero un confronto, in modo da ridefinire il futuro di una realtà terapeutica “di cui studi scientifici hanno dimostrato l’efficacia”.

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