IL TERZO VALICO E LA SFIDA COMPETITIVA DEL PORTO DI GENOVA
Bene ha fatto Palenzona, al convegno organizzato dal gruppo Pd al Senato, a lanciare la provocazione: “se non vogliamo lanciare la sfida competitiva del porto di Genova al porto di Rotterdam, il Terzo Valico è inutile”.
Questa dichiarazione, che alcune testate hanno presentato come un’improvvisa conversione del Presidente di AdR al fronte No-Tav, è in realtà del tutto coerente con la visione che, alla metà degli anni ’90, dalla piccola provincia di Alessandria, portò a formulare un grande disegno di sviluppo, che aveva nel Terzo Valico non il fine in sé, ma l’infrastruttura di servizio a una regione logistica integrata, a cavallo tra Liguria e basso Piemonte.
Che fine ha fatto quel disegno? Che portava con sé il recupero funzionale e la valorizzazione di aree enormi e sottoutilizzate, come gli scali ferroviari di Alessandria e Novi S.Bovo?
Alle spalle, abbiamo purtroppo anni persi. Dopo l’impulso dato dalle giunte Bresso e Burlando, che portarono alla costituzione della società del retroporto di Alessandria, con la partecipazione delle ferrovie e del porto di Genova, tutto è naufragato nel nulla della stagione di Cota.
Ora, mentre i cantieri del Terzo Valico stanno per partitre, si profilano l’opportunità e insieme la necessità di riprendere quella programmazione. L’avvio dell’iter di adozione del Piano strategico dei porti e della logistica è l’occasione giusta. A patto che tutti gli attori ne siano consapevoli. A cominciare dalla Regione Piemonte, che deve tornare a giocare un ruolo da protagonista, non contrapponendo Novara, il cui ruolo nessuno mette in discussione, ma valorizzandone la complementarietà con le aree interportuali e retroportuali dell’Alessandrino
Sen. Daniele Borioli





