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PD, GARIGLIO DIMISSIONI CON RIENTRO

DAVIDE GARIGLIO_DSC4789la Repubblica del 14/7/2014 – Sara Strippoli

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Davide Gariglio rimette il mandato e rassegna le dimissioni nelle mani della direzione regionale. Lunedì l’assemblea è riconvocata per ascoltare la proposta politica del segretario regionale, ma tutte le componenti del partito condividono il gesto aspettando di vedere come si concretizzerà il rinnovamento annunciato: l’ennesima spartizione o un nuovo messaggio politico?

Gariglio intanto chiarisce la sua posizione: «Credo si debba aprire una nuova fase, che non sarà solo un nuovo assetto dei vertici. Ciascuno si deve assumere responsabilità e compiti precisi. E il segretario non dovrà essere solo un vigile fra le correnti sempre esposto ad attacchi». Rimetto il mandato, dice dopo aver ripercorso la vicenda delle firme false che hanno causato un gravissimo danno d’immagine: «perché la discussione sia aperta. Proverò a formulare una proposta di azione politica e di modalità con cui realizzarla. Tutti dobbiamo mirare ad un obiettivo, far capire fuori di qui che ci si può ancora fidare del Pd. Un partito che deve sostenere l’azione di Chiamparino». Gariglio ringrazia il presidente della Regione e Piero Fassino per la loro presenza e la loro disponibilità a dare un contributo e spiega le ragioni delle dimissioni, sollecitate alla fine da tutte le componenti del partito (anche una parte dei fassiniani ha insistito nonostante un via libera iniziale del sindaco): «Non ho rassegnato le dimissioni quando è scoppiato il caso, perché ho sempre creduto che quando il mare è in tempesta il capitano deve restare alla guida e non lasciare andare la nave contro gli scogli».

Il segretario dimissionario non solo promette rinnovamento, ma chiede anche al partito di collaborare per cambiare passo. La sua è anche un’analisi delle criticità: «La militanza non è più quella di una volta, e si vede dalla qualità della presenza sul territorio. Sono molto più presenti i 5 Stelle e la Lega. E ci sono difficoltà finanziarie pesanti ». Dopo giorni di polemiche, nella sua relazione c’è anche spazio per un passaggio sulle relazioni interne con una doppia metafora che fa rumoreggiare la platea: «Sono consapevole che non possiamo diventare un gruppo di scout ma neppure l’House of Cards italiano».

In prima fila il segretario provinciale Fabrizio Morri ascolta. Giovedì tocca a lui decidere se seguire la strada tracciata dal partito e lasciare: «Mi pare una via ragionevole, anche se la mia situazione è più complicata » commenta. La segreteria provinciale, a differenza di quella regionale, non è unitaria e non sarà facile resettarla facendo entrare la minoranza.

L’interrogativo è legittimo e viene commentato dietro le quinte degli interventi sul palco. Sarà soltanto l’ennesima spartizione di posti? Rifare l’Italia mira ad avere un vicesegretario? Se il partito saprà trovare una sintesi si vedrà nei prossimi giorni. Sul palco i commenti sono di sostanziale apprezzamento e fra una settimana è scontato che Gariglio riceverà il mandato di proseguire: «Ma non dev’ essere una sceneggiata », dice il consigliere Andrea Appiano, primo ad intervenire. Mario Sechi di Rifare l’Italia dice di aver apprezzato: «Le dimissioni di Gariglio sono un atto importante che consente al di recuperare credibilità. Mi auguroche anche il segretario provinciale arrivi alle stesse decisioni. La responsabilità nella vicenda delle firme è la stessa». Tra i fassiniani il presidente del Consiglio regionale Mauro Laus sottolinea il rapporto fra partito e istituzioni e chiede la legge elettorale e la riduzione dell’indennità dei consiglieri: «Questa è una straordinaria opportunità. Il partito devè essere il braccio armato delle proposte di Chiamparino. Un partito debole significa una giunta regionale debole. Serve un ponte fra partito e istituzioni”. Considerazioni che il senatore Stefano Esposito rimanda al mittente: «Attenzione. Il confine fra il braccio armato a favore e il braccio armato contro é labilissimo ».