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Renzi lancia Fassino: “Torino mi fa un po’ invidia”

Piero Fassino e Matteo Renzi ieri sul palco del Teatro Alfieri (Fonte: La Stampa del 31/5/2016)

Piero Fassino e Matteo Renzi ieri sul palco del Teatro Alfieri (Fonte: La Stampa del 31/5/2016)

Beppe Minello su La Stampa del 31/5/2016

Saranno anche «quelli di Torino» come Matteo Renzi definirebbe Fassino e Chiamparino secondo le malelingue. Ma se un sentimento è emerso ieri al Teatro Alfieri, pieno come un uovo nonostante le incredibili misure di sicurezza che hanno blindato e fatto avvicinare la gente con il contagocce, è un po’ di affetto ma, soprattutto, una sana invidia. L’invidia «per una città la quale un po’ mi scoccia sia diventata punto di riferimento turistico. Mia moglie l’altro giorno mi ha detto “È da un po’ che non ci andiamo: quando portiamo i bambini”?». Ma soprattutto invidia per una città che «è uno straordinario laboratorio: siate orgogliosi della bellezza della storia che state portando avanti». Anche perché «fuori di qua c’è chi si diverte a fare l’elenco delle sfighe, la Wikipedia delle cose che non vanno. C’è chi gode di fronte a notizie cattive».

ELOGI E ATTACCHI

Ecco, se l’obiettivo del presidente del Consiglio, nel tour elettorale che lo porterà oggi a Milano e domani a Roma, era quello di dare la carica ai candidati Pd, c’è pienamente riuscito, scaricando le sue ironie e critiche più feroci un po’ sulla sinistra «che gode a perdere» e molto sul Movimento 5 Stelle che «più che pentastellati a volte sembrano un pentapartito. Noi siamo l’unico partito che non manda via chi la pensa in modo diverso, che non manda mail anonime, che da qualche parte non ha un direttorio o qualcuno che dice che arriverà una mail con la squadra. Pensate a Guerrini che manda una mail a Fassino per dirgli cosa fare..». Ma, come detto, ce n’è anche per Giorgio Airaudo e Maurizio Landini «che se avessero avuto ragione la Fiat non sarebbe più a Torino, mentre oggi Fca è qui e fa le Jeep in Basilicata». Per Renzi, Airaudo e compagni «rappresentano quella sinistra che sa solo dire ciò che non va, quella sinistra che gode quando perde». «Qualcuno avvisi Matteo Renzi che si vota per il sindaco di Torino e non per quello di Detroit», gli ha immediatamente risposto Airaudo.

 

CONTINUITÀ O NOVITÀ?

Per Renzi, dipingere «Torino come una realtà male amministrata è una cosa incredibile. E lo dico ai seguaci del comico che in questa città ha imposto al suo gruppo dirigente un gesto blasfemo e inqualificabile»: scimmiottare l’Eucarestia con un grillo caramellato al posto dell’ostia. Un Renzi che, va da sè, ha invece reso omaggio a Fassino e alla sua amministrazione e perché «l’Italia funzioni ci vuole una Torino che faccia la capitale. Voi siete una capitale, siete la capitale del cambiamento. Siete una sorpresa fra le città italiane ed europee». Parole arrivate dopo quelle di «riscaldamento» dei segretari Morri e Gariglio, quest’ultimo arrischiatosi a paragonare la volata finale di Fassino a quella di Nibali, e del presidente della Regione Sergio Chiamparino, ma soprattutto di un emozionato e particolarmente in palla Piero Fassino. Il quale, come già Chiamparino, ha difeso il valore della continuità, lui che arriva a un quarto di secolo di amministrazioni di centrosinistra che con Castellani prima, Chiamparino poi hanno cambiato Torino. «Uno dei temi di queste settimane – ha detto – è quello del rinnovamento e c’è chi chiede un voto di cambiamento per il cambiamento, come se la continuità fosse un disvalore. Ma se Torino ha realizzato questa grande trasformazione che l’ha portata a essere punto di riferimento in tanti settori è perché tre sindaci uno dopo l’altro, insieme a tante persone, hanno lavorato a uno stesso progetto».

Fassino ha sottolineato il fatto che lui e la sua coalizione sono «gli unici che si presentano agli elettori con un progetto, un programma, una classe dirigente. C’è chi chiede un voto di protesta, chi lo chiede per dispetto ma non si rende conto che il dispetto lo fa ai torinesi. Noi – conclude – chiediamo un voto per Torino, chiediamo ai torinesi fiducia per gestire il futuro e fare quel salto che ci consentirà di tornare a crescere. Chiediamo un voto per amore di Torino».