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Intervista a Paolo Furia – “Molti gli elettori M5S delusi. Intercettiamoli”

Intervista al Segretario regionale Paolo Furia su la Repubblica Torino del 5 marzo 2019 – di Sara Strippoli

«Il Piemonte è il banco di prova per il Pd e con Zingaretti organizzeremo una grande manifestazione per il lancio della nostra campagna in Piemonte». Paolo Furia, neo segretario regionale Dem, “zingarettiano”, ha esordito con un risultato positivo, 81.000 votanti alle primarie. Oltre le aspettative annunciate dai segretari piemontesi alla vigilia, raddoppiare i 13mila di dicembre per la scelta della segreteria regionale.

Segretario, un ottimo risultato, soprattutto a Torino, non crede?

«Indubbiamente. Torino ha sempre più spesso la capacità di diventare un test nazionale. Anticipa tendenze. Lo abbiamo visto con le manifestazioni di piazza Castello ma anche con la protesta antirazzismo, una grande partecipazione sotto una pioggia battente. Un segnale che ha anticipato il successo di People a Milano. E poi non si deve dimenticare la delusione e il fastidio per l’amministrazione guidata dal Movimento5Stelle. I due aspetti a mio avviso si sommano. E le code alle primarie, come le migliaia di persone in piazza per la Tav, ci fanno capire che c’è un sacco di gente che sta dicendo”ho votato 5Stelle ma non lo rifarei”. Dobbiamo entrare in contatto con tutti ».

Nel resto del Piemonte il risveglio è più lento?

«Sono soddisfatto di com’è andata. Perché fuori dall’area metropolitana sono andati a votare 32mila persone. Erano 36mila nel 2017. Si dirà che è una diminuzione, ma vorrei far notare che il crollo è arrivato il 4 marzo del 2018. Il dato del 2017 arrivava prima e se adesso siamo rimasti abbastanza in linea con quelle cifre vuoi dire che è andata bene. Non dimentichiamo che siamo in un periodo di transizione in cui prevale un sentimento di sfiducia. In ogni caso un’affluenza simile a quella in cui era in campo Matteo Renzi. Mi sento di dire che chi teorizzava che il Pd era il PdR, il partito di Renzi, ha preso una cantonata. Questo voto dimostra che il Pd non è un partito personale. E il risultato di ieri ci dice che si è trattato di un voto di opinione, perché ha vinto dappertutto Zingaretti. Le correnti locali non hanno inciso».

Dopo questo risultato cambieranno i rapporti di forza all’interno della coalizione che sostiene Chiamparino?

«Io credo nel modello Lazio, un Pd forte e competitivo con un gruppo di liste civiche per sostenere un candidato di peso. Penso sia questa la strada. Ma quando dico un partito forte non intendo “arrogante”». Con un Pd a 10 punti, se pure il candidato presidente dovesse essere un fuoriclasse assoluto, non si riuscirebbe a vincere».

Chiamparino sarà più disponibile a una campagna elettorale che trovi punti di contatto con il partito?

«Ognuno fa le sue liste, ma il Pd e Chiamparino lavorano insieme con Zingaretti per mantenere il governo della Regione. L’incontro di ieri in piazza Castello mi pare sia stata la migliore conferma. Il Piemonte non è solo nella sua battaglia II Piemonte del Sì di Chiamparino si intreccia con il Sì alla sostenibilità di Zingaretti. Sarà la prima verifica di un’Italia del Sì».

Pensate che a maggio il Pd ci stupirà? E che le percentuali dei sondaggi possano salire?

«Non abbiamo obiettivi numerici. Il bersaglio da colpire è portare Chiamparino alla vittoria».