|  |  |  | 

Homepage parlamentari news Rassegna stampa democratica

ALLEANZE POLITICHE ORA SERVE UN VERO CENTRO-SINISTRA

Giorgio Merlo su Il Riformista del 27/01/2012

E’ inutile aggirare l’ostacolo. Al di là della riforma elettorale che sarà messa in campo – anche se resta decisivo capire quale sarà il modello che verrà votato dal Parlamento – il capitolo delle alleanze è destinato a segnare in profondità il dibattito politico tra i partiti e nel paese nei prossimi mesi. Ed è proprio su questo versante che si misura la valenza riformista e di governo dei singoli partiti, la volontà di non dar vita solo a cartelli elettorali che abbiamo tristemente conosciuto nel passato e, soprattutto, la possibilità di valutare se i singoli programmi con cui le coalizioni si presenteranno alle elezioni nel 2013 rispondono ad una cultura di governo o se saranno meri titoli propagandistici destinati a sciogliersi come neve al sole di fronte alle prime difficoltà. E, quindi, la valutazione sul Governo Monti e il giudizio sulle politiche che questo esecutivo varerà saranno al centro dell’attenzione per costruire coalizioni che non si rifanno ad un passato più o meno glorioso. Anche la discussione sulla cosiddetta “foto di Vasto” è destinata a perdere di peso proprio perché il panorama politico è profondamente cambiato rispetto a qualche mese fa. Del resto, non mi pare che oggi circoli nel dibattito politico italiano – salvo piccole nicchie nostalgiche e fortemente ideologizzate – la proposta di dar vita a coalizioni che si combattono frontalmente in virtù di un odio implacabile e ferreo contro il “nemico” da abbattere. Un bipolarismo muscolare, come si dice, destinato a radicalizzare il confronto politico e votato non a costruire qualcosa in positivo ma proiettato solo a distruggere l’avversario, che sarebbe poi il nemico da liquidare. Quella stagione è archiviata  – imperniata sulla figura di Berlusconi – come è archiviato il sistema elettorale che l’ha favorito. Oggi il confronto politico vero, e soprattutto dopo questo Governo di professori, cattedratici e cosiddetti “tecnici”, verte sulla sfida di dar vita a coalizioni che sappiano governare e che non si limitano a guerreggiare contro il nemico di turno. Le posizioni massimaliste, estremistiche, giustizialiste e strutturalmente protestatarie non rispondono a questi requisiti. A prescindere dalla collocazione nei vari schieramenti. E, di conseguenza, il sistema elettorale che cancellerà il “porcellum” non potrà non risentire di questa squisita valutazione politica e non meramente ideologica. Una valutazione, questa, a cui dovranno dare una risposta politica convincente soprattutto i due partiti più consistenti – il Pd e il Pdl – che restano i perni alternativi attorno ai quali si può costruire una seria e credibile democrazia dell’alternanza nel nostro paese. Anche perché non è scritto da nessuna parte che per garantire una trasparente e credibile democrazia dell’alternanza si debba far ricorso ad un sistema elettorale maggioritario. Anche un sano proporzionale, con alcuni correttivi, può tranquillamente garantire e addirittura favorire un altrettanto sano bipolarismo di governo. E il punto è proprio questo. E cioè, come garantire la formazione di coalizioni di governo. Su questo aspetto anche il Pd dovrà pronunciare parole chiare e nette. Dopo la coerenza e la determinazione messe in campo per la gestione della fase politica post berlusconiana, adesso si tratta di raccogliere i frutti e costruire una coalizione che non ci faccia ripiombare, neppur lontanamente, alla triste, cupa e grigia stagione dell’Unione, seppur in forme diverse e aggiornate rispetto all’esperienza prodiana. E, nell’attuale contesto politico e alla luce, anche e soprattutto, del concreto comportamento politico dei partiti sulle politiche del Governo Monti, sarà estremamente difficile, anche per il Pd,  riportare indietro le lancette della storia e riproporre ricette che forse potrebbero far vincere le elezioni ma con la garanzia, quasi scientifica, di rendere impraticabile la possibilità di dar vita ad una legislatura di governo, costituente e politicamente riformista. Non passa attraverso questa strada la via per far ripartire il paese e per tranquillizzare i cittadini che si trovano di fronte ad un’alleanza che governa e che non si limita solo a comporre dissidi e posizioni oggettivamente incompatibili. Ed ecco perché una alleanza secca e politicamente motivata tra il Pd e le forze moderate che si riconoscono attualmente nel Terzo polo rappresenta la base di partenza per costruire una coalizione realmente di governo. Ovvero, un vero centro sinistra capace di unire le forze progressiste e moderate del nostro paese in un credibile disegno politico di governo. Una coalizione ovviamente aperta ad altre forze politiche che, però, non coltivano l’obiettivo di svolgere un ruolo di permanente opposizione o di riproporre veti ideologici o pregiudiziali personali.
Un nodo, questo, che comunque andrà sciolto rapidamente anche dal Pd per evitare di trovarsi di fronte all’ennesimo cartello elettorale che garantisce, appunto, la vittoria e al contempo l’impossibilità di governare contribuendo, di conseguenza, a indebolire la politica e ad aggravare la già poca credibilità dei partiti.