|  |  |  | 

Homepage parlamentari news Rassegna stampa democratica

Torino-Lione, ora tocca alla politica

Giorgio Merlo su Europa del 01/02/2012

La recente inchiesta della magistratura torinese, con i relativi arresti, ha riproposto al centro dell’attenzione il tema della realizzazione della Torino-Lione. Non entro com’è ovvio, nel merito dell’inchiesta. Non posso, però, non sottolineare il rigore morale, la correttezza professionale e la determinazione nel perseguire singoli reati del procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli. E questo senza piaggeria e senza interferenze indebite. Certo, è abbastanza evidente a tutti che le cosiddette “manifestazioni pacifiche e democratiche” contro la Torino-Lione si concludono, puntualmente e da anni, nello stesso identico modo. Agenti feriti, luoghi pubblici imbrattati, azioni violente, armamentario da guerra ecc.


E quindi tutti i manifestanti sono riconducibili a questi gesti? Certamente no. E chi lo sostiene sbaglia profondamente, perché il dissenso e la stessa contestazione, oltreché essere atteggiamenti e posizioni costituzionalmente garantiti, restano ingredienti indispensabili per salvaguardare e conservare la democrazia nel nostro paese.
Ma, al di là della violenza – purtroppo ormai una costante quando si parla di Torino-Lione – e delle varie inchieste della magistratura che accompagnano il cammino accidentato e spigoloso di questa grande infrastruttura, adesso si tratta di capire come si procede e come si rispetta il crono programma concordato con tutti gli organi che democraticamente hanno deciso di intraprendere questa scelta.
Innanzitutto a quest’opera non si può più rinunciare. Accordi firmati – l’ultima ratifica, con la firma tra Italia e Francia, è quella di lunedì scorso – impegni sottoscritti, tracciati definiti e finanziamenti stanziati sono sul tavolo e non possono essere stracciati in virtù di una pregiudiziale ideologica o di un atteggiamento violento di alcune frange riconducibili al variegato e composito movimento che legittimamente contesta la realizzazione di questa infrastruttura.
In secondo luogo, va salvaguardato e rilanciato il dialogo, democratico e istituzionale, con tutti coloro che credono in questa prassi. A cominciare dagli amministratori locali. Certo, sarebbe auspicabile che gli amministratori della Val Susa avessero il coraggio e la capacità di sganciarsi, o di dissociarsi apertamente, da tutti quegli atteggiamenti violenti ed irresponsabili che ormai da troppo tempo accompagnano il cammino di questa opera. Amministratori comunali che, comunque, governano un territorio difficile ma importante per il futuro di una valle che non può solo e soltanto essere riconducibile alla Torino-Lione.
Se è vero, com’è vero, che la Val Susa è una zona ad alta densità turistica, commerciale e anche con discreti insediamenti industriali. Insomma, una valle che non può essere piegata dalla Tav e che non può vivere all’insegna di quest’incubo che rischia di trasformarsi progressivamente in isolamento e marginalità. Infine, però, la politica deve scendere in campo con forza e determinazione. Non è possibile, né tollerabile, che di fronte alla realizzazione di questa infrastruttura permanga una sorta di sostanziale indifferenza della politica. E non mi riferisco, ovviamente, a chi ha una posizione di legittima opposizione pregiudiziale o ideologica, ma a quei partiti e a quelle forze politiche che hanno una cultura e un profilo di governo e che non possono limitarsi a denunciare gli incidenti e la violenza.
Insomma, è necessario anche su questo versante, che ritorni a pieno titolo la politica, e cioè, l’iniziativa e la capacità dei partiti nel dire perché adesso quest’opera si deve fare. Seppur, com’è ovvio, rispettando sino in fondo tutte le procedure richieste e previste dai vari ordinamenti e nel pieno rispetto della legalità e della trasparenza. Se così sarà allora la Torino-Lione potrà decollare, altrimenti sarà uno stillicidio continuo e pieno di ostacoli con risultati incerti e del tutto imprevedibili.