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Damiano:«La riforma Fornero va cambiata ma basta scontri sull`articolo 18»

Intervista a Cesare Damiano di Tobia De Stefano su Libero Quotidiano del 22 febbraio 2013

Damiano (Pd): «Il referendum di Vendola sulla licenziabilità dei lavoratori è sbagliato. Bisogna intervenire sui meccanismi di entrata nelle aziende»
Siamo d`accordo, la riforma Fornero del mercato del lavoro va cambiata. Lo dicono tutte le forze politiche impegnate in questa campagna elettorale e lo esigono i dati sempre più preoccupanti che emergono sui livelli occupazionali del Paese. Ma guai a rimettere le mani all`articolo 18, guai a parlare di referendum e a scatenare una nuova battaglia ideologica. Sarebbe la cosa peggiore in un momento così delicato.

Si può riassumere così il pensiero sulla cosiddetta flessibilità in uscita di Cesare Damiano, già leader della Fiom-Cgil e ministro del Welfare con il governo Prodi (2006-2008), oggi candidato alla Camera del Partito Democratico come capolista nella circoscrizione Piemonte.

Onorevole, quindi il capitolo dei contratti a tempo indeterminato va lasciato così com`è?
«Guardi, la riforma Fomero va corretta profondamente perché contiene evidenti errori e su questo non penso ci siano dubbi. Ma non credo sia necessario agire sulla flessibilità in uscita, mentre correzioni vanno sicuramente fatte su quella ingresso».

Perché?
«Le faccio un esempio: i licenziamenti per motivi economici. Lo sa che la prima versione della legge Fornero prevedeva il semplice risarcimento economico anche se in giudizio le ragioni del lavoratore fossero uscite vincitrici? Bene, noi come Partito Democratico abbiamo imposto una correzione che reintroduce la possibilità di reintegrare il lavoratore sempre che il motivo del licenziamento sia insussistente. È il cosiddetto modello tedesco e io non andrei a toccare ulteriormente questo sistema».

Sel, che è alleata con voi, su questo tema vuole un referendum…
«Lo so e sono contrario. Innanzitutto perché nell`anno delle elezioni non si può fare e poi perché se si fa un referendum bisogna vincerlo… Ma soprattutto, guardi, i problemi delle imprese sono altri ed è su questi temi che dobbiamo concentrarci. I costi dell`energia, l`eccessiva burocrazia, l`accesso al credito bloccato e la pressione fiscale troppo alta. Insomma se ci rimettiamo a discutere sull`articolo 18 rischiamo di sviare l`attenzione rispetto ai problemi reali degli imprenditori».

Il suo ex collega di partito, Pietro Ichino (candidato adesso con Scelta civica di Monti), propone un nuovo contratto a tempo indeterminato. In sintesi dice: tempo indeterminato per tutti i nuovi assunti, ma con un contratto più flessibile e meno costoso. Lei è d`accordo?
«Assolutamente no, perché la proposta di Ichino di indeterminato non ha proprio nulla. E` un modo per rendere strutturale l`apartheid dei giovani che in caso di licenziamento non hanno più la possibilità di essere reintegrati nel loro posto di lavoro. In più prevede sperimentazione regionali… Ma lei se lo immagina il caos che si verrebbe a creare con 20 legislazioni diverse? Sarebbe l`ennesimo pasticcio».

Incentivare la somministrazione per i contratti a tempo indeterminato potrebbe essere una soluzione?
«Non mi sembra centrale. Più in generale io userei il cacciavite al posto della mazza ferrata».

In che senso?
«Utilizzerei quello che c`è oggi e correggerei quello che non va…».

Prego?
«Sulla flessibilità in entrata per esempio l`obiettivo principale dovrebbe essere quello di disboscare la selva delle diverse tipologie contrattuali. Restiamo con i contratti a tempo determinato, la somministrazione , il lavoro a progetto nell`idea originaria di Biagi, il lavoro a chiamata, i voucher e l`apprendistato… Mentre possiamo fare a meno delle altre tipologie che evidentemente non funzionano. E poi vede, il problema vero è un altro».

Quale?
«Il punto è che quando queste forme di lavoro flessibile si stabilizzano devono costare meno agli imprenditori. A differenza del ministro Fomero io dico abbassiamo il costo dei contratti a tempo indeterminato e non alziamo dell`1,4% quello dei tempi determinati».