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Lavoro, Damiano: «Troppa rigidità, adesso bisogna cambiare»
Intervista all’on. Cesare Damiano su Il Messaggero del 22/05/2013 – di Giusy Franzese
ROMA – Potrebbe dare una mano a rendere più allettante la staffetta generazionale in azienda. Certamente è una proposta che farebbe diventare il sistema previdenziale italiano «più moderno, in linea con tempi nei quali dappertutto si chiede maggiore flessibilità». Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro, esponente autorevole del Pd e presidente della commissione Lavoro alla Camera, è il primo firmatario della proposta di legge «per consentire libertà di scelta nell’accesso dei lavoratori al trattamento pensionistico». Insomma quella flessibilità nei tempi di uscita dal lavoro che adesso anche il nuovo governo vorrebbe ripristinare. Damiano, insieme con i colleghi Baretta, Gnecchi e Lenzi, l’aveva già presentata nella vecchia legislatura, ora l’ha prontamente riformulata. Prevede per chi ha 35 anni di contributi, la possibilità di anticipare l’età del pensionamento (fino a 62 anni) con un sistema di penalizzazioni (dal 2 all’8% a seconda di quanti anni mancano ai 66), ma anche di ritardare l’uscita (fino a 70 anni) con un sistema di incentivi. Nessuna penalizzazione per chi ha 41 anni di contributi e vuole andare in pensione prima, indipendentemente dall’età anagrafica.
La riforma Fornero ha stretto le maglie del pensionamento anticipato per mantenere i conti in equilibrio. Da questo punto di vista la sua proposta è sostenibile?
«Il sistema era in equilibrio anche prima della riforma Fornero. Il crollo delle pensioni d’anzianità era già avvenuto con le due modifiche Damiano-Sacconi. Il governo Monti ha fatto cassa con le pensioni. La Ragioneria dello Stato ha confermato che tra il 2020 e il 2060 porterà risparmi per 350 miliardi di euro, oltre ai 22 miliardi che saranno risparmiati da qui al 2020».
Sembra una buona notizia.
«Il sistema previdenziale attuale è eccessivamente rigido. Con questa riforma noi diventiamo i più virtuosi in Europa, addirittura avanti a Germania e Francia. Un risultato raggiunto con un innalzamento troppo brusco dei requisiti. Così si rischia di avere sempre una quota di persone che rimangono senza reddito e senza pensione. Introdurre un principio di flessibilità è un’idea moderna, in linea con i tempi: non si può pretendere che tutto sia flessibile, ma il sistema pensionistico sia di una rigidità assoluta. È un controsenso».
Questa proposta può contribuire a risolvere il problema degli esodati?
«No, se per esodati intendiamo chi si è licenziato e ha sottoscritto accordi in buona fede entro dicembre 2011 pensando di maturare i requisiti della pensione di lì a poco e invece è incappato nella riforma Fornero che gli ha spostato il traguardo di 4 o 5 anni. In questi casi si deve continuare sulla strada già intrapresa, quella della salvaguardia, alimentando nuovamente il fondo che abbiamo costituito con la legge di Stabilità».
Ma perché dopo tanto tempo ancora non si conosce con esattezza il numero degli esodati?
«Non deve chiederlo a me. Io mi aspetto che il ministro faccia la riclassificazione di queste persone sulla base di criteri e famiglie di appartenenza».
Introdurre una flessibilità nell’età pensionabile può aiutare il progetto della staffetta generazionale sul posto di lavoro?
«Si, soprattutto se si concede la possibilità di un part-time sul lavoro associato a un part-time pensione. In questo modo il lavoratore anziano non perde reddito e l’azienda può assumere un giovane metà lavoro, metà studio».





