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DAMIANO: “STOP FLESSIBILITÀ, SENZA CUNEO FISCALE SARÀ UN FLOP”

Intervista a Cesare Damiano su Il Mattino del 26/6/2013 – di Al. Ch.

La flessibilità da sola non basta. Anzi, se il governo pensa di districare il groviglio della disoccupazione concentrando idee e risorse solo su questo capitolo sbaglia. È l`affondo di Cesare Damiano, presidente della commissione lavoro della Camera.

Il lavoro approda sul tavolo del Consiglio dei ministri: filerà tutto liscio?
«Me lo auguro davvero. Anche perché la faccenda non è semplice. L`intervento è diviso in due parti. La prima, congiunturale, prevede misure immediate. La seconda strutturale va sul medio-lungo periodo. Per quel che riguarda i giovani il segnale deve essere forte: le azioni iniziali devono contenere un segnale concreto per quanto riguarda gli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato. Ma non c`è dubbio che il nodo più stretto resta naturalmente quello della reperibilità delle risorse per finanziare le singole misure».
Già, i fondi… da dove attingerà il governo?
«Il braccio di ferro del momento è quello con il Pdl che insiste per avere un intervento rapido su Iva e Imu. Ma se bisogna togliere finanziamenti per sbrogliare la matassa relativa a questa due tasse è evidente che occorrono soldi che andranno per forza sottratti anche al rilancio del lavoro. Dunque, il famigerato miliardo che sembra stanziato per l`impiego, rischia di assottigliarsi. È una questione di scelte. Ad ogni modo le fonti individuate fino ad ora per finanziare il programma per l`occupazione sono quella dei fondi strutturali europei, incluso il fondo di garanzia per i giovani, e quelle nazionali».
Come le sembra il piano, almeno stando alle prime anticipazioni trapelate?
«Mah, dico già da ora che se il governo pensa di proporci la solita ricetta basata solo sulla flessibilità, non andremo da nessuna parte. E non si creerà neppure un posto di lavoro. L`esecutivo deve capire che l`unica chiave in grado di rimettere in moto l`occupazione è quella della riduzione del cuneo fiscale. Altrimenti nessuno investirà mai un solo centesimo. Questa operazione va fatta in due modi: o diminuendolo per tutti gli occupati, circa 11 milioni di persone, con un costo enorme, di oltre 5 miliardi l`anno. Oppure la seconda via è applicare la misura soltanto per le nuove assunzioni, quindi un numero decisamente inferiore. Il governo parla di giovani sino a 30 anni, io dico arriviamo a 34 perché c`è una fascia di persone ancora giovani che deve far fronte al rischi della precarietà. O peggio disoccupazione».
Su quale capitolo si sarebbe potuto fare di più?
«Sulle misure in cantiere non se ne vede per l`appunto neanche una dedicata a quella fascia di giovani tra i 30 e i 35 anni che molto spesso oltre a non avere un lavoro, hanno anche il carico di una famiglia da mantenere. Ma un`azione efficace sul tema occupazionale non può davvero dimenticare che un altro anello debole del marcato del lavoro è rappresentato dagli ultracinquantenni licenziati a causa degli attuali e pesanti processi di ristrutturazione. Ecco, un piano completo e armonico che punti a far ripartire l`occupazione non può non tener conto di tutto questo».