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Damiano: “Il prossimo passo è tutelare anche la fascia dei 30­-35enni”

Intervista a Cesare Damiano su La Stampa del 30/6/2013 – di R. Giovannini

Il bonus per le assunzioni va bene, ma non basta: taglia fuori la fascia di disoccupati – particolarmente svantaggiata – tra 30 e 35 anni.
Questa la proposta di Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro del Pd.
«C’è una peculiarità della situazione italiana – spiega – accanto ai giovani tra 15 e 24 anni e a quella dei 25-29enni, che sono quelli su cui l’Europa pone l’accento, ci sono persone che possiamo classificare come ancora giovani per i quali la disoccupazione colpisce duro, visto che quando lavorano hanno impieghi precari e in molti casi hanno sulle spalle carichi familiari.

Quindi, rendendomi conto dei limiti posti dall’Europa, io penso che sarebbe giusto che il governo si facesse carico anche di un aiuto a questa fascia di età.
È vero, come dice il ministro, che è stata tolta la soglia dei 35 anni per le imprese start-up, e che – come per tutti i disoccupati chi li assume potrebbe ricevere la metà restante della nuova indennità di disoccupazione, l’Aspi.
Vero anche però che si tratta indubbiamente di un’incentivazione più debole.
È un problema che noi del Pd sottoponiamo al governo».
Damiano, però credo che ci sia anche un problema di risorse…
«È evidente che siamo in una situazione di risorse limitate.
Vale per la restituzione dei debiti alle imprese, per l’Imu, che verrà rimodulata in modo strutturale con la legge di stabilità; per l’Iva si è deciso un rinvio di tre mesi; anche per la cassa in deroga sappiamo che il rifinanziamento per un miliardo non basterà.
Così quindi anche per il tema dell’occupazione: le risorse a disposizione non possono coprire tutti, ma si possono pensare delle soluzioni».
Quali? «Ad esempio, si potrebbe allargare la detassazione anche alla fascia dei 30-35enni diminuendo magari l’entità dello sconto in proporzione.
Si potrebbe scendere in questo caso da un bonus del 33 per cento a uno del 30, non credo che ci sarebbero obiezioni da parte di Bruxelles.
Il governo ha chiarito che a settembre con la legge di stabilità si potrebbero avere risorse per nuove operazioni.
Se così fosse, in quel caso la prima da compiere sarebbe proprio l’allargamento dell’incentivo anche a questa fascia dioccupazione per così dire giovanile».
Presenterete formalmente un emendamento al decreto? «Direi che è piuttosto una proposta che formuliamo al governo.
Successivamente il decreto passerà alla valutazione delle camere, e lì si potrebbero proporre correzioni.
Io ritengo necessaria soprattutto questa, ma anche una modifica a vantaggio dei giovani delle cosiddette “Partite Iva autentiche”.
Bisognerebbe bloccare l’aumento dei contributi previdenziali a loro carico, previsti dalla riforma Fornero, anche per il 2014, così come già abbiamo fatto concordemente per il 2013.
Sarebbe sbagliato e incongruo equiparare queste Partite Iva autentiche al lavoro subordinato, che significherebbe salire a una contribuzione previdenziale del 33%, quando invece bisognerebbe equipararle al lavoro autonomo, che paga il 24%.
Certamente non si possono aumentare i con tributi ora».
E poi, immagino, porrete il tema pensioni.
«Credo che ora il governo dovrà metterci mano: affrontando da una parte la questione degli esodati, e dall’altra inserendo una clausola di flessibilità nel sistema pensionistico, per permettere di anticipare o posticipare l’età di pensionamento rispettivamente con una penalizzazione o un premio dal punto di vista della consistenza dell’assegno percepito.
Ne ha già parlato anche il ministro Giovannini, e come noto io ho presentato già una proposta di legge in merito.