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Damiano dice no alla ricetta Sacconi «Diamo più sgravi a chi assume»
Intervista a Cesare Damiano su QN del 15/7/2013 – di Olivia Posani
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ONOREVOLE Damiano giovedì il Senato inizierà a votare gli emendamenti al pacchetto lavoro. Tra questi c’è quello di Maurizio Sacconi che chiede una deregolamentazione ‘spinta’ per tutti i contratti per 3 anni. Che cosa farà il Pd?
«La richiesta di liberalizzazione totale del Pdl che prende a riferimento l’Expo non è accoglibile».
Perché?
«Corriamo il rischio di introdurre una normativa di totale deregolamentazione del mercato del lavoro. È vero che la norma è transitoria, ma in Italia resta transitorio assai poco».
Quindi sarà un no secco?
«Non abbiamo un pregiudizio ad affrontare l’argomento, ma abbiamo sottolineato l’esigenza di procedere con il confronto tra le parti sociali sperando che sfoci in un avviso comune».
Non risulta che ci stiano lavorando: sono su sponde opposte.
«Il testo originale del decreto già alludeva all’Expo e rimandava la definizione al confronto tra le parti. Il centrodestra ha voluto cancellare quella formula per proporre un emendamento molto più forte. Non è un caso che abbiamo invitato il governo a incontrare sindacati e imprese, cosa che avverrà. Faccio presente che l’avviso comune può esser stimolato dal governo e non soltanto affidato a una spontanea iniziativa delle parti sociali. Durante il governo Monti recepimmo in commissione lavoro della Camera molti punti di un avviso comune per migliorare la riforma Fornero».
La crisi continua a cancellare posti di lavoro. Non crede sia il momento di una cura choc?
«Intanto il lavoro si crea se c’è sviluppo, non con una normativa. Inoltre le correzioni che abbiamo introdotto concordemente, una fra tutte, la riduzione dei giorni di intervallo tra un contratto a termine e l’altro, mettono a disposizione dell’imprenditore una grande varietà di normative per le assunzioni convenienti».
Ci fa qualche esempio?
«La nuova legge consente di incentivare le assunzioni attraverso lo sconto sul cuneo fiscale del 33% per i giovani fino a 29 anni, si disciplina lo stage con un rimborso di 500 euro, abbiamo i contratti di apprendistato già flessibili e a minor costo».
Sta dicendo che quel che è già previsto dovrebbe bastare?
«Quello che c’è è molto rilevante. E si può ulteriormente agire sul lato degli incentivi. Noi proponiamo di innalzare la soglia dei 29 anni a 35. Per chi assume lavoratori anziani disoccupati chiediamo di poter utilizzare la dote dell’Aspi non al 50%, ma al 100%. Soluzioni di incentivi, di convenienza esistono. Se si vuole andare oltre, si spingano le parti sociali a trovare una strada concorde. Del resto si può benissimo pensare che il capitolo Expo venga definito in autunno per permettere che il confronto porti a soluzioni condivise».
Non teme che tra le parti sociali emergano eccessive rigidità contrapposte?
«Noi combattiamo gli atteggiamenti ideologici, però vedo il rischio di precarizzare tutto il sistema del mercato del lavoro. Alcuni emendamenti del Centrodestra sono una puntuale, chirurgica destrutturazione dell’impianto Fornero»
Che in alcuni casi ha portato alla paralisi…
«Che vada corretto, visto che ci sono errori e incongruenze, sono d’accordo, e lo stiamo facendo. Però ci sono anche argini contro la precarizzazione totale da preservare».





