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Stiamo attenti alla deregulation
Intervista a Cesare Damiano su la Repubblica del 9/1/2014
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«Il Job Act di Renzi propone la semplificazione attraverso un codice del lavoro. Non vorrei però che la semplificazione la si scambiasse con la de-regolazione, cioè con la diminuzione dei diritti». Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera, e leader della sinistra Pd, è molto cauto. Anche se sulla flessibilità in entrata, ovvero per i neo assunti, condivide le proposte purché l’articolo 18 sia solo sospeso nel periodo di prova.
Damiano, quale giudizio dà della bozza di Job Act?
«Bisogna capire come si traduce in pratica. A differenza di quello che si è immaginato sin qui dalle anticipazioni, l’approccio è complessivo. Questa è una buona cosa».
Giudica convincente il piano renziano?
«Condivido l’approccio, perché non si riduce al tema delle regole. Innanzitutto si parte dalla riduzione delle tasse per chi produce lavoro. E soprattutto mi convince che chi si muove in ambito finanziario paga di più. È importante che si parli dei fattori di sviluppo, a cominciare dall’energia. Ridurre del 10% il costo dell’energia per le aziende è un fattore di competitività. Penso a quel
che è capitato a un’impresa come l’Alcoa che ha chiuso gli stabilimenti sardi a causo dello svantaggio competitivo appunto sull’energia
».
E sulla creazione di nuovi posti di lavoro?
«L’idea di Renzi parte da un piano industriale di settore, piuttosto che dalle regole del mercato del lavoro. Anche questo è un approccio innovativo, si parla di cultura, turismo, agricoltura, cibo, made in Italy eccetera. Soprattutto
si parla di manifattura. Era ora! L’economia di carta, la finanza, è così sconfitta a vantaggio di quella reale, la manifattura
».
Cosa la lascia perplesso, invece?
«Non vorrei si trattasse solo di buoni propositi. Il piano è ambizioso e va studiato attentamente. Ripeto: bene la semplificazione, a patto che non sia de-regolazione e diminuzione dei diritti».
Però una semplificazione è indispensabile?
«Per quanto riguarda la riduzione delle forme contrattuali concordo, perché a partire dalla “legge Biagi” oltre 40 forme di lavoro flessibile e precario hanno distrutto il mercato del lavoro e il futuro dei giovani».
E condivide il contratto d’inserimento a tempo indeterminato e a tutele crescenti?
«Sì, purché al termine della prova, il neo assunto abbia tutte le tutele compreso l’articolo 18.
L’articolo 18 va mantenuto, quando il contratto, finita la prova, diventa a tempo indeterminato. Aggiungo che l’eventuale incentivo fiscale all’azienda va erogato solo se il contratto diventa a tempo indeterminato. Su una cosa sono totalmente contrario».
Cosa?
«Sull’assegno di disoccupazione universale sono totalmente contrario se è sostitutivo dello strumento indispensabile che è la cassa integrazione. La Cassa integrazione va estesa a tutti i settori che non ce l’hanno. Renzi ha un modo di procedere convulso, ma ora si discuta. Cominci il confronto con il partito e con il Parlamento





