Giorgis (PD): “Un primo importante passo nella direzione di una nuova e più moderna disciplina della cittadinanza”
Dall’intervento dell’On. Giorgis alla Camera dei Deputati – L’esplosione del fenomeno migratorio ha riproposto in una nuova e inedita versione, pressoché in tutti i Paesi dell’Europa continentale, una situazione che era tipica dell’ordinamento feudale e cetuale pre-rivoluzione francese: persone che stabilmente convivono e lavorano nello stesso contesto materiale e sociale sono sottoposte a regimi giuridici differenziati, sono diverse di fronte alla legge e non godono degli stessi diritti fondamentali.
Oggi la cittadinanza dei paesi ricchi rappresenta, infatti, per molti aspetti, un vero e proprio “nuovo” privilegio di status: è fattore di esclusione e discriminazione anziché, come all’origine dello Stato nazionale, di inclusione e parificazione. E ciò solleva un problema di ordine politico, sociale ed anche costituzionale.
In conseguenza della mutata realtà sociale, le norme che disciplinano l’acquisto e la perdita della cittadinanza – e che in tal modo strutturano la convivenza sociale e politica, nonché l’appartenenza allo Stato e al popolo (di cui all’art.1 Cost.) – si pongono in tensione con alcuni principi fondamentali dello Stato costituzionale contemporaneo, quali ad esempio il principio di uguaglianza (nei suoi molteplici profili a cominciare da quello dell’uguaglianza di fronte alla legge), il principio democratico (inteso come diritto di ogni essere umano di poter prendere parte alla definizione delle leggi che disciplinano la società in cui stabilmente vive e lavora ed alle quali è dunque sottoposto), il principio dell’universalità dei diritti fondamentali (quale riflesso del diritto di ogni persona in quanto essere umano ad una vita dignitosa). Da questi principi discende infatti, in tema di cittadinanza, un principio che potrebbe essere così sintetizzato: tutti coloro che stabilmente vivono e lavorano in Italia e sono dunque sottoposti alla sovranità della Costituzione e delle leggi devono essere (e/o poter diventare) cittadini italiani.
Ad una concezione di tipo “naturale” o “etnico” della cittadinanza, che tende a individuare l’elemento qualificante dell’appartenenza al “popolo” in fattori oggettivi, che trascendono la volontà e che attengono prevalentemente al passato, come la lingua, la discendenza, la religione, la storia, occorrerebbe perciò sostituire (o perlomeno affiancare) una concezione della cittadinanza di tipo “volontaristico” o “elettivo” che tende ad individuare l’elemento qualificante e unificante il popolo (al quale l’art. 1 Cost. riconosce la sovranità), più che nel sangue e nella storia, nella comunanza di idee (intesa come adesione ai principi del pluralismo, dell’uguaglianza e della libertà), nella comunanza di speranze e quindi di futuro.
Ciò non significa che si debba affermare un diritto di tutti gli individui ad entrare in Italia e a diventare cittadini italiani, ma semplicemente che se si è stati ammessi nel nostro territorio – secondo quanto prescrivono le norme costituzionali e di legge sul diritto di asilo e sul diritto di immigrazione – e se la presenza sul territorio ha assunto i caratteri della stabilità e si proietta nel futuro, allora si è altresì titolari di un diritto a far parte della comunità politica e statuale in condizioni di piena uguaglianza.
In questa direzione muove la proposta di legge che stiamo discutendo e, in particolare, l’articolo che ci accingiamo a votare, e la successiva disposizione transitoria in virtù della quale (se i termini saranno rispettati) si eviteranno alcune irragionevoli discriminazioni.
Approvando questa legge consentiremo infatti al nostro ordinamento di compiere un primo importante passo nella giusta direzione di una nuova e più moderna disciplina della cittadinanza, incentrata sullo jus soli (seppur temperato) e sullo jus culturae.
Un primo passo al quale dovranno tuttavia seguirne altri capaci da un lato (per quanto riguarda lo ius soli) di maggiormente valorizzare i profili connessi alla volontà e alla stabile presenza sul territorio, e dall’altro (per quanto riguarda lo jus culturae) di tutelare i legami familiari dei minori che hanno intrapreso e intraprenderanno un percorso formativo e culturale nel nostro Paese.
Andrea Giorgis
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Video dell’intervento “Un primo importante passo nella direzione di una nuova e più moderna disciplina della cittadinanza, incentrata sullo jus soli (seppur temperato) e sullo jus culturae.”





