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Morgando: ma ora si parli di programmi
La Rerpubblica – 21 novembre 2010
Gli antagonismi
“Discuteremo di regole con gli alleati, Chiamparino potrebbe fare da garante”
Morgando: ma ora si parli di programmi
Gli iscritti a Torino sono seimila, si può credere che siano determinanti per decretare la vittoria? Alle primarie si pronunciano i cittadini
Vorrei che si evitasse questa sterile contrapposizione tra società civile e politica: tutte e due hanno bisogno l´una dell´altra
Il segretario il giorno dopo il sì di Profumo: contento delle sue parole
SARA STRIPPOLI
Gianfranco Morgando, il rettore del Politecnico ha fatto outing sulla sua disponibilità a correre per le primarie. Come accoglie le sue dichiarazioni?
«Non posso che accoglierle positivamente, sono contento che le sue parole confermino che il metodo indicato sia quello giusto per un confronto democratico per la scelta del candidato sindaco del centrosinistra».
Profumo chiede tuttavia che vengano definite con nuove regole. Cosa gli risponde il segretario regionale del Pd?
«Le primarie che abbiamo deciso non sono del Pd ma di coalizione, quindi sono nuove per antonomasia. I regolamenti saranno definiti con gli alleati, peraltro decisi per ogni singola provincia, dove le situazioni possono essere diverse. Mi risulta che il Pd provinciale stia preparando una proposta che verrà sottoposta a tutti i partiti della coalizione, questa è la procedura».
Oggi i radicali chiedono che sia il sindaco Sergio Chiamparino a condurre il tavolo dei regolamenti. Lei approva?
«Sarei naturalmente felice se il sindaco assumesse il ruolo di garante delle regole. È altrettanto ovvio che ogni contributo Chiamparino volesse dare sarebbe importante e molto gradito».
Se i partiti della coalizione dicessero che non vogliono le primarie, quale sarebbe la reazione del Pd?
«Non lo so, vedremo. Per il momento, questa mattina ho partecipato al Congresso di Sel e mi pare che sia stato ribadito che vogliono le primarie».
Signori delle tessere, cacicchi. Ogni volta che si parla di andare alle urne si ripresenta il quesito. Le primarie rischiano di essere monopolio di chi sa muovere le macchine del voto?
«Le primarie hanno senso se sono un fatto di larga partecipazione, se sono in tanti ad andare alle urne. Alle primarie si pronunciano i cittadini, mentre gli iscritti del Pd a Torino sono circa seimila. Si può credere che siano le tessere ad essere determinanti? Le tessere rappresentano una grande riserva di militanza, ma a votare sono migliaia di persone».
A Milano la partecipazione è stata deludente. Torino farà meglio?
«Mi auguro di sì. Però chiariamo. Sarà anche stato deludente rispetto alle aspettative, ma hanno votato comunque 65mila persone».
Segretario, parliamo dei tempi. Molti sostengono che a questo punto, anche con la discesa in campo ufficiale di Gariglio, sia necessario accelerare. Che tempi prevede perché il quadro delle candidature sia definito?
«Ovviamente penso che i tempi non debbano essere lunghi, ma il cronoprogramma deve essere stabilito insieme con gli alleati. Ci sarà una data per la presentazione per le candidature e una per le primarie. Piuttosto, invito tutti a spostare la discussione sui programmi, credo che a questo punto sia davvero indispensabile parlare di contenuti e non di nomi».
Oggi Gariglio ha inviato un messaggio chiaro a lei e al partito: il candidato sindaco di Torino deve essere un politico. Come risponde?
«Chiunque guidi la città è di fatto un politico e la provenienza dal mondo della politica non deve essere l´unico elemento. È necessario evitare che ci sia da un lato la società civile che ritiene di poter fare a meno della politica, e allo stesso modo ci sia la politica che pensi di poter risolvere tutto al suo interno. La società civile deve riconoscere il ruolo della politica perché si rende conto che senza la politica non si costruisce una strategia di governo che sia anche una visione, e la politica deve accettare il contributo della società civile. Il centrosinistra a Torino l´ha saputo fare bene, sin dal 1993».
Gariglio chiede che le regole siano valide per tutti. Potrebbe andare diversamente?
«Un´altra tautologia».
Molti nel suo partito, in primo luogo i sostenitori di Piero Fassino, sostengono che lei abbia sbagliato a sostenere un candidato. Ritiene di aver commesso degli errori finora?
«Io non ho mai avuto un candidato. Ho sempre fatto dei ragionamenti su cosa fosse utile per il centrosinistra in questa fase. Il bilancio lo faremo dopo».





