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Fiat, Marcenaro: «La Fiom deve firmare ma il Pd la sostenga»

Intervista a Pietro Marcenaro su Il Riformista del 13/1/2011

Il senatore democratico invita il suo partito a schierarsi con gli operai: «Diciamo ai metalmeccanici: vi aiuteremo a modificare gli aspetti negativi dell’accordo, che vediamo con chiarezza». Perché «Fiat ha superato il limite».

Mentre Mirafiori si avvia a consumare un referendum dall’esito per i più scontato, appare sempre più evidente che «bisogna ristabilire la praticabilità del campo» di discussione, come sollecita il senatore pd Pietro Marcenaro, con un passato da segretario regionale piemontese della Fiom prima, della Cgil poi.

Per la Fiom, l’azienda sta imbeccando il voto.
La Fiom non ha tutti i torti quando dice che in questo referendum si svolge in condizione in cui la libertà d’espressione non è garantita. Comunque la consultazione si farà. E se è stato giustamente detto alla Fiom di rispettare il risultato del voto, lo stesso bisogna dire agli altri attori in campo. So bene che il risultato sarà prevedibilmente positivo, ma se vincessero i «no» bisognerebbe tornare al tavolo della contrattazione e ridiscutere l’accordo. A Sergio Marchionne, che continua a minacciare di andare via se vincono i «no», bisogna spiegare che se si è preso la responsabilità di convocare un referendum, come dimostrano le assemblee organizzate dalla Fiat a Mirafiori, poi deve rispettarne l’esito. Ma se agli operai non si dà scelta, allora non è un referendum. È un imbroglio. E a dirlo dovrebbe essere il centrosinistra.
Il Pd?
Certo. E dovrebbe parlare agli operai. Alla Fiom il Pd deve dire: state dentro, fate quello che vi chiede la Cgil, e noi ci impegnamo ad aiutarvi a superare gli aspetti negativi di quest’ accordo, che vediamo con chiarezza. Un sindacato così importante non può essere estromesso. Ma finora il Pd non ha espresso con chiarezza questa posizione.

La Fiom, dunque, dovrebbe mettere una firma tecnica all’accordo?
Si, e per ragioni non sono solamente sindacali, ma anche politico-morali. Perciò l’espressione «firma tecnica» non mi convince. Mi spiego. Sappiamo che gli operai saranno licenziati e poi riassunti, e dovranno sottoscrivere individualmente l’accordo. Gli iscritti alla Fiom, dunque, non avranno il privilegio di esimersi dal fumare un patto contrario ai loro principi più radicati: il sindacato deve stare con loro. senza far proprio quel privilegio di cui i lavoratori non potranno godere. Però, se la Fiom firmerà l’accordo dopo il referendum, alla Fiat, come alla Cisl e alla Uil, va chiesto di eliminare la clausola della fuma individuale. Perché sarebbe ingiustificata, se tutti i sindacati firmano. Come fa la Fiat a chiedere ai sindacati di firmare un accordo e poi sfiduciare quelle stesse organizzazioni, rivolgendosi direttamente alle maestranze? Ma finora tutto questo non è stato chiesto, non ci si è schierati apertamente a difesa del diritto dei singoli di far valere le proprie ragioni, di non dover firmare personalmente qualcosa che non condivide. Credo che riguardi anche Cisl e Uil l’introduzione di un elemento di sospetto simile, che sottende l’ inaffidabilità delle relazioni sindacali. È vero che l’intero sistema di relazioni industriali è in crisi, anche perché sostanzialmente è fermo all’accordo del agosto 1971, ma ora lo si vuole riformare oppure distruggere? L’atteggiamento di Marchionne fa sorgere interrogativi seri: pensa a una fabbrica gestita direttamente? E se non è così, come si realizzano relazioni sindacali fondate su un atto di sfiducia? Le regole andranno rispettate, certo, come tutti rispettiamo le leggi decise in Parlamento, ma non è che viene chiesto a tutti gli italiani di sottoscriverle. Comunque vada il referendum, davanti abbiamo l’urgenza di ricostruire l’unità sindacale che non riguarda soltanto i sindacalisti, bensì la democrazia. Un tema che per il Pd dovrebbe essere oggetto di una campagna politica che, per inciso, sarebbe molto popolare tra gli operai che subiscono l’assenza di un’azione unitaria.

Nella sua esperienza ha mai visto un quadro così?
Mai. Sembra che la Fiat non comprenda che le battaglie non si vincono umiliando gli avversari di cui si avrà bisogno il giorno dopo. Non vorrei tirare in ballo quello che ci insegnavano negli anni Sessanta e il generale Giap, ma al nemico bisognerebbe lasciare una via d’uscita onorevole. Marchionne deve capire che c’è un punto dove fermarsi, e lui quella soglia l’ha superata, aggiungendo alla discussione un elemento di violenza che va corretto.

Ma perché finora il Pd tutto questo non l’ha affermato a chiare lettere?
Dovremmo smetterla di pensare in funzione di quello che dirà il sindacato, o Confindustria, o Marchionne o chiunque altro. Dobbiamo usare la nostra testa, facendo quello che ci sembra giusto. Perché non sempre è giusto fare quel che conviene, ma sempre conviene fare quello che è giusto.