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Scelta della data per il vaccino? Solo se abiti a Torino
Ancora una volta assistiamo a una discriminazione per i piemontesi che non abitano a Torino.
Dopo l’Hub del Valentino, l’Open Night, ora arriva anche la possibilità di modificare la data.
A partire da ieri sera 15 mila torinesi (fascia di età 40-59 anni), con appuntamento fissato dal 10 al 30 giugno per la prima dose di vaccinazione, hanno ricevuto una mail dall’Asl di Torino contenente un link che permette di selezionare, entro le 48 ore dalla ricezione, una data alternativa tra quelle proposte e disponibili e, in caso di particolari esigenze, annullare l’appuntamento. Oltre a data e orario, è possibile scegliere anche l’hub vaccinale.
Al di là del fatto che parlare di un progetto sperimentale a sei mesi dall’inizio della campagna vaccinale conferma come la gestione delle vaccinazioni sia tutt’altro che strutturata, al contrario in molte altre regioni il servizio è attivo da mesi, ancora una volta rileviamo che alcuni servizi siano riservati ai soli torinesi.
Se le continue giustificazioni delle scorse settimane, date dall’Assessore Icardi, rispetto all’impossibilità di fornire data, ora e scelta dell’hub vaccinale per chi si sottoponeva alla preadesione, ricadevano sull’incertezza della disponibilità di dosi (anche se nelle altre Regioni, al netto delle stesse situazioni, ciò sia stato possibile), quale sarebbe la motivazione, in questo caso, di estendere le nuove modalità di prenotazione vaccini solo ad una parte dei cittadini piemontesi?
Se di sperimentazione si tratta, allora si ipotizzi in tempi brevi un’organizzazione valida per il resto delle province piemontesi, si prenda a modello il lavoro fatto dalle altre Regioni e si pongano le condizioni per partire al più presto anche sul resto del Piemonte.
E’ inaccettabile, a maggior ragione su un tema tanto importante per la salute dei cittadini, che la Regione non solo offra meno possibilità ai piemontesi rispetto ai residenti in altre regioni, ma generi discriminazioni tra le diverse zone del Piemonte.
Chi abita fuori Torino non è un cittadino di serie B, pertanto deve avere le stesse opportunità degli altri.
Domenico Rossi





