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Pd e Vernetti, dichiarazione On. Susta

La decisione di Gianni Vernetti di lasciare il PD non mi ha sorpreso e condivido gran parte della sua analisi. Due sono le prospettive che quelli come me hanno davanti: uscire dal partito, per partecipare ad un movimento (destinato a diventare partito) di cui non si coglie, se non confusamente, lo sbocco, o coltivare nel PD, da posizioni di ‘coraggiosa’ minoranza organizzata, le idee e le esigenze di chi si rifà ai valori del popolarismo e della liberaldemocrazia, soprattutto nel nord del Paese dove un PD tutto a ‘sinistra’ è destinato a soccombere.

Vernetti, la cui decisione genera in me profonda tristezza, sceglie la prima, io scelgo invece la seconda, anche se la decisione di Franceschini – che non condivido – di accettare l’incarico di capogruppo alla Camera non aiuta la minoranza a difendere la propria prospettiva. I nodi non risolti delle ‘regole d’ingaggio’ di un partito a cui due ‘primarie’ non sono bastate per superare una nascita frettolosa, dovuta alla necessità di rianimare un Governo moribondo (di cui pure Vernetti faceva parte e Rutelli ne era il Vicepremier) hanno pesato e pesano ancora. Tuttavia nessuno di noi, neanche quelli che se ne vanno, può sfuggire ad una collettiva assunzione di responsabilità nei confronti delle conseguenze di quelle originarie ambiguità, a incominciare da quella sulla scelta europea troppo a lungo ritardata! Così non è stato e resta in tutta evidenza il problema di come costruire una forte e vera ‘Alleanza Progressista’ in Europa che oggi si riduce al mero cambio di nome del Gruppo al PE!. Solo una verifica non superficiale dell’impossibilità di rappresentare le nostre idee potrà condurre me – ed altri come me – a considerare esaurita la nostra esperienza in un partito oggettivamente sbilanciato a ‘sinistra’, la cui ‘idea’ – comunque! – è stata il sogno, caro Gianni, della nostra generazione di “cacicchi”, di ‘centopadelle’, ecc., anche quando non era quello di molti che oggi sono ‘al vertice’ e che certo non pensavano alla ‘casa comune dei riformisti’ ma a rifondare la sinistra uscita dalle tragedie del ‘900! Ma è proprio la rivendicazione orgogliosa ed originale di quel lì‘idea’ che ci richiama ad una maggiore assunzione di responsabilità, che può solo tradursi nella decisione di  restare nel PD!   
Anche se oggi il sogno è più lontano, il realismo e, insieme, la profezia della politica “ci” suggerisce di provarci ancora, almeno fin tanto che non vivremo la sensazione di essere inutilmente e meramente sopportati. Oggi non è (ancora) così e in molti continueremo la nostra testimonianza nel PD sapendo però che non deve esaurirsi il nostro impegno per costruire in Italia e in Europa la ‘casa comune di tutti i riformisti’.

On. Gianluca SUSTA Vice Presidente ASDE (Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici) Europarlamentare PD Piemonte