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“Chiudere i tribunali? No, razionalizzare”. Proposta del Pd per salvare le sedi giudiziarie
Sarah Martinenghi su la Repubblica – Torino del 18/10/2011

Creare un gruppo di lavoro regionale che sviluppi una proposta sulla riorganizzazione dei tribunali del Piemonte, allontanando lo spettro del taglio economico e andando invece verso una razionalizzazione delle risorse. È la proposta dei parlamentari Pd Giorgio Merlo e Anna Rossomando: con la manovra rischiano la soppressione i piccoli tribunali con meno di 15 giudici che non siano in capoluoghi di provincia.
In Piemonte la riforma riguarderebbe otto sedi (Acqui, Tortona, Saluzzo, Alba, Ivrea, Mondovì, Pinerolo e Casale), oltre a Moncalieri, Chivasso, Susa e Ciriè, sezioni distaccate di Torino. Già in estate la proposta del ministro Palma non era piaciuta a piccoli centri come Pinerolo e Ivrea. Ma della necessità di tagli e accorpamenti si discuteva da tempo: il presidente della Corte d´appello, Mario Barbuto, già all´inaugurazione dell´anno giudiziario aveva lanciato la sua proposta con 5 macroaree, una per Alba, Cuneo, Mondovì, Saluzzo, un´altra per Aosta, Biella, Ivrea, una terza per Acqui, Alessandria, Casale, Tortona e Asti, una quarta per Novara, Verbania e Vercelli, e infine Torino e Pinerolo, con giudici “pendolari” all´interno dell´area.
Prima di procedere a tagli e chiusure occorre, secondo Merlo e Rossomando, consultare e responsabilizzare il territorio: «È necessario coinvolgere Anci, Upi, consigli dell´ordine, operatori della giustizia e parlamentari. Noi non siamo per tenere tutto così com´è, ma nella giustizia non si deve procedere con la logica del taglio, bensì investire e razionalizzare».
Anche la Camera Penale del Piemonte e della Valle d´Aosta ha creato una commissione: «Il criterio non può essere solo quello economico, bisogna studiare la situazione del territorio ed elaborare proposte concrete». Favorevoli alla proposta Barbuto, i penalisti sottolineano la necessità di considerare che «i risparmi di spesa derivanti dalla riduzione dei circondari sarebbero limitati, perché si ridurrebbero alle spese per gli immobili, e in caso di accorpamento queste spese sarebbero solo spostate e non eliminate. Ci sarebbero poi problemi logistici: bisogna stabilire se l´accorpamento sia la situazione giusta o non rischi di intasare anche quegli uffici che fanno fatica a smaltire numeri coerenti con il loro dimensionamento».
«Si può discutere dove farli, ma questi tagli vanno fatti» è il commento del presidente del tribunale Luciano Panzani: «Ben vengano le proposte, ma deve essere chiaro che alla fine, per recuperare efficienza, si deve per forza sopprimere alcuni uffici. Quelli piccoli, con pochi giudici, sono inefficienti: non hanno economia di scala e non hanno specializzazione, perché un giudice deve fare tutto, dal civile al penale. È ovvio che i politici vogliono salvare gli uffici piccoli, ma così li condannano ad avere un trattamento peggiore. La proposta di Barbuto riguarda l´esistente, non il futuro: far viaggiare i giudici crea problemi non indifferenti. Se vogliamo riorganizzare bisogna tagliare i rami secchi e superare il concetto di macroarea e i particolarismi: nessuna città accetterà mai di essere chiusa, perché si ha l´illusione di perdere un servizio. Invece si acquista eccellenza, si ottengono giudici specializzati e maggiore produttività».





