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Articolo 41, la cattiva deregulation

di Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, su Europa del 8 giugno 2010

L’ultima uscita del ministro Tremonti – tre anni di totale deregulation per chi apre una nuova impresa – e le reazioni che ha suscitato in particolare nell’opposizione, dicono due cose tra le altre.
La prima è che Tremonti assomiglia terribilmente al Peter Sellers-dottor Stranamore del film di Stanley Kubrick, scienziato nazista riciclatosi negli Stati Uniti che desiderava più di tutto la guerra e al quale di tanto in tanto partiva inavvertitamente il braccio alzato nel saluto al Führer.


Malgrado gli sforzi di restyling per accreditarsi come paladino dell’anti-liberismo, come censore del capitalismo mercatista senza regole, anche il ministro dell’economia come Stranamore ha il braccio che ogni tanto parte da solo riportandolo alle origini, al Tremonti dei condoni, delle cartolarizzazioni a pioggia, del “tana-libera-tutti” per gli spiriti selvaggi e vitali del capitalismo. Oggi, appunto, il braccio pavloviano è partito di nuovo, con la proposta di cambiare l’articolo 41 della costituzione per consentire l’azzeramento di ogni procedura autorizzativa per l’apertura di una nuova impresa.
La seconda cosa è che il Pd, quando non si tratta solo di bocciare questa o quella proposta della maggioranza ma c’è l’occasione di segnalare un’identità culturale e programmatica alternativa a quella della destra, si confonde. Che in Italia chi vuole dare inizio a un’attività imprenditoriale si trovi alle prese con un eccesso, per dirla eufemisticamente, di burocrazia, è un fatto persino ovvio. Questa sovrabbondanza di regole formali, regole spesso farraginose e talvolta prive di qualunque valore sostanziale, da una parte rappresenta un freno per la libera impresa, dall’altra non garantisce né trasparenza né legalità nei fatti economici. Semplificare, liberalizzare, sono dunque verbi importanti da declinare per chiunque governi, di destra o di sinistra; verbi, tra l’altro, che il centrosinistra al governo ha declinato più e meglio della destra. Se questo è l’obiettivo, sono già in campo iniziative legislative utili ad avvicinarlo, a cominciare dal disegno di legge Vignali sottoscritto da oltre 100 parlamentari di entrambi gli schieramenti.
Però è altrettanto evidente che la ricetta tremontiana sia peggiore del male che si propone di curare. La crisi economica di questi mesi ha dimostrato che un capitalismo deregolato fa male alla società e fa male anche a se stesso. E in un paese come l’Italia dove il rispetto della legge non è proprio un costume nazionale e dove settori non marginali dell’agire economico sono esposti a grandi rischi di infiltrazione di interessi illegali e criminali, i tre anni di “zeroautorizzazioni” per le nuove imprese proposti da Tremonti – tre anni per esempio nei quali si potrebbe iniziare un’attività senza bisogno del certificato antimafia – avrebbero effetti particolarmente perniciosi.
Queste a noi sembrano banalità, almeno se il punto di vista è quello di un partito riformista, ma le dichiarazioni di sostanziale adesione all’idea- Tremonti venute da dirigenti autorevoli del Pd, tra tutti Enrico Morando, dimostrano il contrario, dicono che anche su un tema così elementare – se le regole per chi fa impresa non funzionano, si cambiano e non si tolgono – nel nostro partito c’è grande varietà di opinioni.
In molti casi, chi dal Pd si è detto disponibile alla proposta tremontiana, ha aggiunto di non credere che questo governo e questa maggioranza avranno la forza e il coraggio di realizzarla. E qui si conferma l’abitudine di una parte dell’opposizione a contestare la destra non tanto perché ha idee sbagliate, ma soprattutto perché non mantiene le proprie promesse. Quasi che noi, anziché rappresentare quegli italiani che la pensano diversamente da Berlusconi e soci e anziché cercare di convincere anche qualcuno che ha votato per loro che ciò che propongono è dannoso per l’Italia, ci offrissimo come garanti dell’attuazione del programma dell’attuale governo, come una sorta di “partito-Rotondi”.
Se questa diventasse la tattica di tutto il Pd per recuperare consensi, temiamo che l’Italia rimarrebbe a lungo l’unico paese del mondo dove, stando ai sondaggi, chi governa perde consensi e contemporaneamente perde consensi anche il principale partito di opposizione.