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FIAT. SUSTA E RABINO: “IL PD NON PUO’ SCHIERARSI CON LA PARTE PIU’ CONSERVATRICE DEL SINDACATO E DELLA SINISTRA”

E’ certamente legittimo criticare il metodo e i contenuti dell’accordo su Mirafiori, ma ciò che non è accettabile è la gragnola di accuse di fascismo, schiavismo ed autoritarismo lanciate da alcuni esponenti della sinistra nei confronti dei vertici del Lingotto. E’ sconcertante che un’impresa che decide di investire a Torino un miliardo di euro venga considerata alla stregua delle multinazionali che nell’800/900 sfruttavano il Terzo mondo a tutto vantaggio di pochi capitalisti occidentali.Le sfide sono globali, il mercato è bloccato da un eccesso di offerta (decine di milioni di autoveicoli invenduti…); in Francia e Spagna si producono 1,5 milioni di veicoli, in Germania 4 e l’Italia produce auto quanto la Slovenia, ovvero 0,5 milioni!

In Brasile la Fiat ha trovato una ben diversa accoglienza da parte di un esponente della sinistra internazionale quale il Presidente Lula e questo dovrebbe far riflettere la Fiom, Vendola, Di Pietro e quei dirigenti al vertice del PD che, con qualche distinguo e una buona dose di ipocrisia, ancora una volta si schierano di fatto con la parte più conservatrice del sindacato e della sinistra italiana.

L’accordo su Mirafiori era indispensabile perché era in gioco il destino stesso dello stabilimento: quali sarebbero state le conseguenze del mancato accordo sulla già tanto disastrata economia piemontese? C’è qualcuno che crede davvero che una grande azienda industriale dal profilo mondiale debba rimanere dove è nata perché è “giusto” che sia così, indipendentemente dalle “variabili” in campo?

Bisognerebbe riflettere sul fatto che proprio nei giorni delle trattative su Mirafiori falliva una delle aziende metalmeccaniche di più lunga storia, la Waya Assauto di Asti. Tutte le trattative di acquisto da parte di multinazionali straniere sono abortite. Siamo convinti che gli operai astigiani rimasti senza lavoro e le loro famiglie avrebbero firmato senza alcun dubbio un accordo come quello di Mirafiori.

Indubbiamente esiste nel nostro Paese la necessità di una revisione del sistema di relazioni sindacali, dei principi di rappresentanza democratica, di coinvolgimento dei lavoratori nella gestione e negli utili aziendali, tutte questioni che non possono essere risolti rendendo ordinario il “metodo Marchionne”, ma il costante ritardo con cui la politica – compresa l’opposizione di centro sinistra – risponde alle sfide del mondo finisce per rendere necessario anche ciò che contiene forzature che non possono diventare generali.

La difesa e lo sviluppo del settore manifatturiero più esposto alla concorrenza globale esige scelte strategiche e sistemiche che non possono essere scaricate sulle aziende che competono sul mercato e che, contrariamente a quel che ha detto Stefano Fassina, non sono espressione del “globalismo” finanziario! La FIAT è una grande multinazionale industriale non finanziaria e se non avesse più interesse e sensibilità per Torino avrebbe localizzato la produzione altrove!

Un partito che vuole essere autenticamente riformista deve saper cogliere queste sfide, sostenere le organizzazioni sindacali che si sono assunte la responsabilità di sottoscrivere questi difficili accordi, isolando chi vuole estremizzare il conflitto e lavorando per giungere a un nuovo accordo sindacale e a una legge che regoli la materia, ma, forse, sperare tutto ciò da questo PD è troppo!

On. Gianluca SUSTA Europarlamentare PD Piemonte

Mariano RABINO Vice Segretario PD Piemonte