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Siamo la Regione più nuclearizzata d´Italia
Gianfranco Morgando e Luigi Bobba* su la Repubblica del 10-06-2011
Il Governo con il trucco della moratoria ha inutilmente cercato di far fallire l´appuntamento referendario.
Il 12 e 13 giugno, invece, i cittadini, votando sì, potranno fermare definitivamente il ritorno a un nucleare obsoleto, costoso e pericoloso. Quella del Pd è una posizione che non vuole essere «ideologica», né guarda al passato ma al futuro perché, se vogliamo tornare a essere competitivi, dobbiamo lavorare alla costruzione di settori industriali capaci di supportare l´attività produttiva nei prossimi anni: efficienza energetica e fonti innovative sono due ambiti strategici. Ma questo referendum per i piemontesi vale doppio, visto che la nostra è la Regione più nuclearizzata d´Italia: ospitiamo l´80 per cento delle scorie dei vecchi impianti, localizzate prevalentemente a Saluggia e in misura minore a Trino e Bosco Marengo, dove sono destinate a rimanere se non verrà individuato il deposito unico nazionale di stoccaggio. È dal 2003 che aspettiamo che ciò accada, come previsto dalla legge 368. Il Governo di centrodestra non ha mai voluto procedere all´individuazione del sito (bocciando gli ordini del giorno del Pd che lo impegnavano in tal senso) né il Presidente Cota, a differenza della precedente amministrazione, ha mai affrontato la questione delle scorie. Tale indeterminatezza ha come conseguenza il rischio molto concreto che le scorie restino lì dove si trovano. Lo confermerebbe la scelta di costruire a Saluggia il deposito D2 (illegale, in quanto opera priva del giudizio di compatibilità ambientale e non in regola con le norme urbanistiche), e il D3, destinato a stoccare i fusti di scorie solidificate nel vicino impianto Cemex. Due mega-depositi sulla carta «temporanei», ma che, in assenza del sito nazionale, sono destinati a diventare definitivi, nonostante siano collocati in una zona inidonea perché densamente abitata, a rischio di esondazione per la vicinanza della Dora Baltea, confinante con le falde dell´acquedotto del Monferrato che serve 300mila persone e con il comprensorio biomedicale del gruppo Sorin, con la conseguenza di scoraggiare ogni investimento economico e mettendo a serio rischio anche i posti di lavoro. Nessuna sindrome Nimby, ma solo buon senso: non è accettabile pensare di aprire un nuovo capitolo nucleare quando i nostri territori continuano a pagare il conto delle vecchie scorie.
(* segretario regionale Pd e deputato Pd)






