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Damiano: “Licenziamenti facili, battaglia ideologica”

Intervista a Cesare Damiano su QN del 9/7/2014 – di Matteo Paolo

QNQuesta storia dell’articolo 18 mi ricorda i giapponesi alla fine della Seconda guerra mondiale. Voglio dire ai moderati di centrodestra che la guerra è finita e le priorità vere sono altre». Mentre il Ddl delega sul cosiddetto Jobs act avanza, con difficoltà, in Senato, il presidente della commissione Lavoro di Montecitorio, Cesare Damiano spiega perché le norme sui licenziamenti dello Statuto dei lavoratori non saranno toccate.

Come vede questa questione?

«Sull’articolo 18 abbiamo già raggiunto un faticoso compromesso al termine della legislatura. La delega non prevede che si debba intervenire e noi pensiamo che, anziché abbattere nuovamente le tutele esistenti, sarebbe meglio abbassare il costo dell’Irap a vantaggio delle aziende».

I licenziamenti non sono il problema…

«Esattamente. Se vogliamo parlare di contratto di inserimento a tutele progressive noi siamo completamente disponibili. Ma vorrei che i nostri figli e nipoti, quando hanno un contratto stabile, ottengano le stesse tutele dei loro genitori».

Come giudica le posizione del professor Ichino?

«E passato dal contratto unico al contratto a tutele crescenti. Sono opinioni sue e sono rispettabili. Se adesso vede squilibri nel mercato del lavoro, perché il contratto a termine cannibalizzerebbe quello a tempo indeterminato, per evitarlo si potrebbe far costare ancora di meno il contratto indeterminato».

Come vede il prosieguo dei lavori parlamentari?

«Ricordo che al tempo del governo Berlusconi il collegato lavoro viaggiò per ben otto volte tra i due rami del Parlamento. Mi auguro non sia necessario arrivare a tanto. Noi e il Governo siano impegnati ad approvare il testo entro la fine della presidenza Ue».