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Buona Scuola: On. D’Ottavio (PD) “13 proposte per migliorare il documento del Governo”

10_dottavioIl Partito democratico grazie al lavoro di parlamentari, amministratori locali e militanti, ha promosso in tutta Italia oltre 200 incontri ai quali hanno partecipato non solo insegnanti e personale scolastico, ma anche studenti e famiglie.

Abbiamo ascoltato migliaia di proposte e dialogato anche con chi aveva deciso di rinchiudersi nella protesta.

Lo dichiara l’On Umberto D’Ottavio, del PD e membro della VII istruzione alla Camera dei deputati (cultura e istruzione) nella conferenza stampa tenutasi questa mattina al Partito Democratico a Torino, dove sono state presentate proposte emendative al documento La Buona scuola, emerse dopo le consultazioni sul territorio terminate lo scorso 15 novembre.

Ci impegniamo a cambiare il documento su più punti:

LEGGE DI STABILITA’: per adesso in Commissione e tra qualche giorno in Aula alla Camera dei Deputati è già stato approvato l’emendamento del PD che modifica e, in parte, riscrive l’art. 3 (Fondo per la realizzazione della Buona Scuola) per il piano straordinario di assunzioni. 150mila insegnanti in ruolo dal 1 settembre 2015. Tutti insieme, nessuna gradualità e in numero capace di garantire l’organico funzionale delle autonomie scolastiche.

QUALI DOCENTI STABILIZZARE: sarà oggetto del decreto attuativo, ma ci vogliamo impegnare affinché non si esaurisca tutto con lo svuotamento delle graduatorie ad esaurimento. In particolare riteniamo indispensabile un monitoraggio delle graduatorie e del fabbisogno delle autonomie scolastiche e per garantire la continuità didattica aprire alla stabilizzazione dei docenti della seconda fascia.

ORGANICO FUNZIONALE:

scolastiche si deve procedere all’allargamento del concetto di organico funzionale non solo al personale docente, ma anche al personale non docente altrettanto necessario al funzionamento, quindi riaprire alle assunzioni del personale tecnico, amministrativo e ausiliario.

RECLUTAMENTO, FORMAZIONE IN SERVIZIO, VALUTAZIONE: Il concorso è lo strumento per le nuove assunzioni, la formazione e l’aggiornamento devono diventare obbligatori ed in orario di servizio, la valutazione deve trovare meccanismi di sistema dove l’elemento collettivo prevale su quello individuale. Si deve valutare di più la singola istituzione che il singolo insegnante.

FORMAZIONE LUNGO TUTTO L’ARCO DELLA VITA: Se l’obiettivo della Buona Scuola è far crescere il Paese, non è più rinviabile la realizzazione di una scuola per adulti europea, inclusiva e formativa, che partendo dall’avvio delle nuove Istituzioni Specialistiche per Adulti (CPIA) e dall’utilizzo di tutte le risorse materiali, culturali, del volontariato e delle competenze presenti nel territorio, offra agli adulti una formazione lungo tutto l’arco della vita, dall’italiano per stranieri, al recupero dei titoli di studio di 1° e 2° ciclo, ma anche all’acquisizione delle competenze indispensabili a quel 53% della popolazione che presenta gravi carenze formative. Proponiamo per questo un “capitolo 13” ai dodici della Buona Scuola e ci impegniamo a realizzare a Torino un appuntamento che produca le linee guida.

RAPPORTO SCUOLA/LAVORO: non possiamo dimenticare l’impoverimento che ha avuto la scuola proprio in questi anni sul piano della didattica laboratoriale dopo le riduzioni di tempo scuola introdotte dalla Gelmini. Si impone una revisione dell’impianto curricolare complessivo e in questo senso può e deve trovare spazio il rapporto con il mondo del lavoro, l’applicazione delle possibilità concesse dall’apprendistato e dagli stage nei luoghi di lavoro. Anche su questo l’esperienza piemontese può fornire utili indicazioni al legislatore e al governo nazionale.

RIDEFINIRE LA GOVERNACE DEL SISTEMA DELL’ISTRUZIONE E DELLA FORMAZIONE: un ruolo chiave hanno le Regioni alle quali è affidato il compito, ciascuna nel proprio territorio e tutte insieme nel Paese, di portare ai migliori risultati il nostro sistema. La priorità è il tasso drammatico di dispersione scolastica (18,7%) che dobbiamo dimezzare in 5 anni e che in alcune zone del Paese tocca punte del 30%, richiede una attenzione diversa per ogni territorio.